SESSIONE ORDINARIA 2005

(Seconda parte)

ATTI

della undicesima seduta

Martedì 26 aprile 2005-ore 15

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


GUBERT

Onorevole Presidente, onorevoli Colleghi, sia la Commissione sulle questioni economiche e lo sviluppo, sia la Commissione ambiente, agricoltura e questioni territoriali sottopongono all’Assemblea distinte risoluzioni sul tema della politica energetica.

A nome del Gruppo del PPE e DC esprimo la valutazione positiva sulle due proposte. Entrambe richiamano i paesi europei ad affrontare con maggiore impegno i problemi della disponibilità d’energia, particolarmente d’energia pulita. Vi sono parecchie piste da percorrere nessuna delle quali, per ora, è in grado di eliminare i problemi che nascono dall’attuale assetto di produzione e d’uso dell’energia. L’entrata in vigore del protocollo di Kyoto impegna a ridurre le emissioni dannose, i risultati della ricerca medica evidenziano i danni alla salute causati dalle particelle fini prodotte dalla combustione.

Le popolazioni sono sempre più attente a non vedere esposto il loro ambiente di vita né ad emissioni di diossina né a radiazioni nucleari alcune delle quali hanno una durata lunghissima non solo per effetto dei depositi dei rifiuti nucleari ma anche per il pericolo derivante da fatti incontrollabili e imprevedibili, naturali o per iniziativa terroristica, per guerra o per incidenti tecnici.

L’Europa, ma non solo essa, si trova a percorrere una strada a velocità crescente sapendo che se non cambia direzione, corre verso un precipizio, competizioni violente per l’appropriazione di risorse altrui o una crisi insuperabile del proprio modello di vita.

Serve pertanto un’intensificazione degli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, ma serve anche interrogarci per tempo sulla sostenibilità del nostro modello di consumo d’energia. Si devono cercare forme di risparmio del consumo d’energia.

Celebriamo la globalizzazione liberistica dei mercati sulla base della massimizzazione dei vantaggi comparativi ma ci si può chiedere se il continuare a non incorporare nel prezzo dell’energia per i trasporti il loro costo ambientale non alteri le prospettive. Lo sviluppo di mercati locali risparmierebbe energia ma tale sviluppo è impedito da energia ad un costo ingiustificatamente basso.

Registriamo un crescente consumo d’energia ma continuiamo ad illuminare sempre più la notte, spesso poco utilmente. I nostri figli rischiano di non vedere più le stelle, non solo nella città ma neppure nei villaggi. Ha un senso o è solo consumismo?

Celebriamo in Europa privatizzazioni e la libera concorrenza fra grandi imprese nel mercato dell’energia elettrica e con ciò scoraggiamo le iniziative di comunità locali e regionali che hanno provveduto al loro fabbisogno d’energia elettrica attraverso le risorse idriche, fonte rinnovabile del loro territorio.

Su un punto della risoluzione 10486 vorrei richiamare l’attenzione, il punto 12: un più forte peso del principio di precauzione adottato nei confronti del nucleare in alcuni Stati non può essere mortificato dallo Stato confinante che localizza le sue centrali nucleari ai suoi confini. Se lo Stato vuole correre i rischi del nucleare, non può scaricarli sulla popolazione d’altri Stati e per le centrali che già sono ai confini, esso deve assumersi la responsabilità d’eventuali danni.

Infine, una considerazione sull’equità internazionale: ci interessiamo delle conseguenze negative sui prezzi dell’aumento della domanda di energia di paesi che percorrono con decenni di ritardo le strade del nostro stesso sviluppo economico. Ci preoccupiamo se il prezzo del petrolio aumenta per l’aumento della domanda cinese. Ma poco ci preoccupiamo delle conseguenze sui prezzi dell’energia nei paesi poveri, dell’Asia, dell’Africa o dell’America latina, derivanti dai nostri elevati consumi, consumi che coprono veri e propri sprechi.

Troppo poco diciamo che il prezzo del petrolio e del gas non sono alti tanto per l’esosità di chi li produce quanto per la volontà dei nostri Stati di usare il consumo di petrolio e di gas per aumentare gli introiti fiscali attraverso apposite imposte di fabbricazione che sono molto elevate.

Sull’equità internazionale i rapporti in esame, in particolare quello che doveva farlo occupandosi di sviluppo e d’economia, non si sono soffermati. L’ha fatto in breve il direttore dell’Agenzia Europea per l’Energia e lo ringrazio. Forse, su tale questione più ampia ci saranno occasioni future di pronunciarci.

Per ora, a nome del Partito Popolare Europeo e Democrazia Cristiana confermo la valutazione positiva delle proposte di soluzione augurandomi che servano a richiamare gli Stati membri alla realtà di oggi e del prossimo futuro. Grazie, signor Presidente.