AS (2007) CR06

 

 

SESSIONE ORDINARIA 2007

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Prima parte

ATTI

della sesta seduta

Mercoledì 24 gennaio 2007-ore 15

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL COMITATO DEI MINISTRI ONOREVOLE STOLFI

(DOC. 11134)

Signor Presidente, Signor Segretario Generale, Signore e Signori membri dell’Assemblea parlamentare.

Sono molto lieto e onorato di essere tra Voi e di presentarVi il rapporto della presidenza del Comitato dei Ministri sull’andamento dei lavori di questo organismo.

Sapete che il mio Paese ha assunto da due mesi questa importante responsabilità dopo aver ricoperto la presidenza una prima volta nel 1990, in un contesto politico allora completamente diverso. Le autorità della Repubblica di San Marino che ho l'onore di rappresentare, intendono sostenere l’operato di questa presidenza affinché essa possa esercitare il suo mandato in uno spirito di concertazione il più aperto possibile.

Si realizzano le condizioni necessarie perché le decisioni fondamentali per il futuro dell’organizzazione che il Comitato dei Ministri dovrà prendere quest’anno, siano adottate e attuate con l’appoggio di tutti gli Stati membri. E’ consuetudine dire che le presidenze di organizzazioni internazionali assunte da piccoli Stati sono spesso produttive. Mi auguro vivamente che quest’affermazione si concretizzi anche durante la nostra presidenza, non tanto per la Repubblica di San Marino in sé, quanto nell’interesse degli ottocento milioni di Europei che il Consiglio d’Europa rappresenta.

In quest’occasione vorrei esprimere il più vivo apprezzamento per l’attività condotta dall’Assemblea parlamentare sia per il consolidamento dei principi del Consiglio d’Europa e un loro profondo radicamento nelle coscienze collettive dei nostri popoli, che per il rafforzamento stesso del ruolo democratico che viene esercitato nei rispettivi paesi dai nostri parlamenti.

In questo senso San Marino è stato particolarmente lieto di accogliere, due mesi fa, i lavori della Commissione permanente dell’Assemblea parlamentare. Nell'occasione, il Presidente René Van der Linden ha sottolineato l’importanza della campagna paneuropea contro la violenza dei confronti delle donne e in particolare quella domestica, alla quale l’Assemblea parlamentare ha dedicato grande attenzione, campagna lanciata dalla nostra organizzazione a Madrid, il 27 novembre 2006 e che a San Marino ha preso l’avvio con un articolato programma di iniziative il 29 successivo.

La presidenza si è impegnata a sostenere tali campagne così come quella rivolta espressamente all’infanzia: “Costruire un’Europa per e con i bambini”, in merito alla quale la Vostra Assemblea si è espressa con incisività in questi stessi giorni.

Tra le sfide cui dovremo far fronte nei prossimi mesi e per le quali contiamo sull’appoggio di questa Assemblea, vorrei citare in primo luogo il seguito da dare alle decisioni adottate durante il vertice di Varsavia. Come abbiamo evidenziato nelle nostre priorità, uno degli obiettivi più importanti della presidenza,che so essere da Voi condiviso, riguarda la garanzia dell’efficacia del sistema unico di tutela dei diritti umani, sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

A questo proposito è indispensabile che il protocollo n. 14 della Convenzione ratificato ad oggi da 45 su 46 Stati membri dell’organizzazione, conformemente all’impegno preso, entri in vigore appena possibile. Contiamo perciò sull’appoggio delle autorità della Federazione russa, compresi i membri della delegazione parlamentare russa presenti oggi, condizione fondamentale affinché la ratifica del protocollo da parte di quest’ultimo Paese si verifichi al più presto.

Il protocollo è destinato a garantire la durata del lungo termine del sistema di controllo del rispetto dei diritti umani e confidiamo che le autorità russe vorranno ratificarlo. Rifiutare la sua entrata in vigore significherebbe assumere la grande responsabilità politica di compromettere il futuro stesso di questo sistema.

Di là dal protocollo n. 14, la nostra attenzione deve adesso focalizzarsi sul rapporto che il Gruppo dei Saggi ci ha sottoposto a dicembre, a seguito della richiesta dei capi di Stato e di governo durante il Vertice di Varsavia. Un primo scambio di opinioni, molto ricco, si è svolto riguardo alla presenza del Presidente del Gruppo dei Saggi nel corso della riunione tenuta il 17 gennaio scorso dai delegati dei ministri. Questo scambio di opinioni è stato evidentemente solo una tappa preliminare nella riflessione approfondita che dovremo condurre nei prossimi mesi sui provvedimenti da adottare per fare in modo che la Corte europea dei diritti dell'uomo mantenga tutta la sua efficacia.

Con la forza propositiva che le è propria, la Vostra Assemblea dovrà svolgere un ruolo importante in questa riflessione e contiamo vivamente sui suggerimenti che intenderete esprimere. E’ proprio con lo scopo di raccogliere la più ampia varietà di contributi che presidenza sanmarinese nel Comitato dei Ministri organizzerà un colloquio su questo importante argomento il 22 e 23 marzo prossimi.

Ci auguriamo la partecipazione attiva a quest’evento da parte della Vostra Assemblea insieme a tutte le parti interessate, il Comitato dei Ministri, il gruppo dei Saggi, la Corte europea dei diritti umani, il Segretario generale, il Commissario dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, esperti ed esponenti del mondo accademico.

Una seconda questione particolarmente importante che dovremo affrontare è, e come auspico concludere rapidamente, riguarda le relazioni tra il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea. Sono consapevole di quanto questa questione sia importante anche per la Vostra Assemblea ed apprezzo vivamente il suo impegno. Pertanto la Presidenza è impegnata a ricercare un compromesso accettabile da tutte le parti sul memorandum di intesa tra le due organizzazioni.

Vorrei a questo punto sottolineare il contributo espresso dalla Presidenza rumena e russa che ci hanno preceduto con significativi progressi nella relazione del memorandum. E’ con uno spirito di totale apertura che abbiamo deciso di proseguire i lavori su questo tema. Sono passati quasi due anni da quando i capi di Stato e di governo hanno chiesto a Varsavia che questo memorandum fosse finalizzato. Per la credibilità del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea, dei loro Stati membri e delle istituzioni che li rappresentano, dobbiamo adesso riuscire a rispondere a questa richiesta. Ne va dell’efficacia dell’azione delle due organizzazioni. La comunanza dei valori che esse condividono deve condurle ad un accordo nell’interesse stesso di questi valori, al di là di ambizioni e di rivalità che non hanno motivo di esistere.

Altrettanto urgente è dare seguito al rapporto Junker. A questo proposito condivido pienamente l’approccio pragmatico espresso dal Presidente Van der Linden e dagli altri rappresentanti dell’Assemblea parlamentare che hanno partecipato ai lavori del C.M. sui V.3 Dobbiamo quindi attivarci senza indugio per esprimerci sulle numerose pregevoli raccomandazioni contenute nel rapporto Junker affinché il Comitato dei Ministri adotti decisioni appropriate durante la sessione che terrà a maggio. Sono particolarmente lieto che il C.M. sui V3 si sia impegnato in questo lavoro il 18 gennaio scorso.

Vorrei concludere queste considerazioni sulla relazione con l’Unione Europea con una nota positiva. Faccio riferimento all’intesa raggiunta a dicembre, all’interno del Consiglio dell’Unione europea, a proposito del mandato dell’agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione. Chiaramente resta preservato il ruolo di primo piano del Consiglio d’Europa in materia di tutela dei diritti umani e non possiamo perciò che felicitarcene.

Vorrei a questo riguardo rendere un particolare omaggio al Presidente Van der Linden e agli altri membri della Vostra Assemblea nonché al Segretario Generale per i costanti interventi che hanno svolto per giungere a questo risultato. Si tratta ora di consolidare questa situazione attraverso il futuro accordo di cooperazione in materia di diritti umani tra la Comunità europea e il Consiglio d’Europa.

In attesa della conclusione di tale accordo, sarà perciò necessario applicare a titolo provvisorio, l’attuale accordo di cooperazione tra l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia dell’ unione europea e il Consiglio d’Europa al fine di evitare soluzioni di continuità nella partecipazione del Consiglio d’Europa all’agenzia e della cooperazione con quest’ultima. Seguiremo perciò tale questione con la più grande attenzione e sono convinto che la Vostra Assemblea farà altrettanto.

Per concludere l’argomento della cooperazione tra il Consiglio d’Europa e le altre organizzazioni internazionali, desidero ricordare brevemente le relazioni con le Nazioni Unite e l’OSCE alle quali la presidenza sanmarinese del Comitato dei Ministri ha attribuisce molta importanza. Per ciò che riguarda le Nazioni Unite, la risoluzione sulla cooperazione con il Consiglio d’Europa adottata il 13 novembre dall’Assemblea generale dell’ONU, e alla cui preparazione la Vostra Assemblea ha contribuito, apre un campo di azione molto ampio sia che si tratti della tutela dei diritti umani e in particolare dell’infanzia, che della lotta contro il terrorismo o della promozione del dialogo interculturale.

E’ giunta l’ora di passare dalla dichiarazione ai fatti: la portata delle sfide lo esige. Per quanto riguarda l’OSCE, le modalità di una più forte cooperazione individuate a settembre dal gruppo di coordinamento istituito con questa organizzazione, dovranno tradursi, come ci auguriamo, in azioni concrete.

Ritornando alla promozione del dialogo interculturale che ricordavo poc’anzi, riteniamo che sia uno dei temi sul quale dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione nell’interesse della pace e della stabilità del mondo e del nostro continente. Ecco perché ne abbiamo fatto una nostra priorità. Impiegheremo tutta la nostra energia perché i lavori intrapresi in materia possano procedere rapidamente coordinando le azioni condotte sotto l’egida del Comitato dei Ministri e quelle condotte da altri organismi all’interno del Consiglio d’Europa, soprattutto quelli della Vostra Assemblea ma anche da quelli esterni al Consiglio d'Europa.

Mi rallegro a questo riguardo che i delegati dei Ministri abbiano avuto il 18 gennaio scorso uno scambio di opinioni con il Professor Mehmet Aydin, Ministro di Stato di Turchia e copresidente del gruppo di alto livello delle personalità eminenti costituite in seno all’Alleanza delle civiltà. Mi auguro che questo primo contatto possa essere seguito da azioni congiunte.

Per ciò che riguarda la dimensione religiosa del dialogo interculturale alla quale attribuiamo una grande importanza, un gruppo ad hoc è stato istituito il 13 dicembre in seno ai delegati dei Ministri al fine di esaminare gli obiettivi di un eventuale intervento da parte del Consiglio d’Europa su questo argomento, sulla base dei valori dell’organizzazione e del suo operato in favore della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Questo gruppo dovrebbe contribuire alla riflessione che la presidenza sanmarinese ha deciso di promuovere sul tema in occasione di una conferenza che si terrà a San Marino nell’aprile 2007, in una prospettiva di continuità con il Forum del Volga e nel quadro del processo di consultazione per la realizzazione del libro bianco.

Il gruppo ad hoc riferirà ai delegati dei Ministri in previsione della preparazione della centodiciassettesima sessione del Comitato dei ministri del 10 e 11 maggio 2007. Contiamo vivamente sul coinvolgimento della Vostra Assemblea nei lavori di questo gruppo di riflessione. L’operato del Comitato dei ministri e di questa Assemblea parlamentare si ispira alla condivisione dei valori di dialogo, tolleranza e rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo che sono alla base della nostra azione per costruire una comune architettura europea nella pace, nella democrazia e nella stabilità.

In questo spirito nei giorni scorsi, la presidenza così come fra gli altri il Presidente dell’Assemblea parlamentare, ha rinnovato alla comunità internazionale la richiesta dell’impegno per la completa abolizione della pena capitale a fronte delle condanne inflitte in Libia alle infermiere bulgare e al medico palestinese e successivamente, all’esecuzione dell‘ex-leader iracheno Saddam Hussein e dei suoi collaboratori.

Prima di concludere questo intervento, vorrei affrontare brevemente alcuni argomenti a carattere politico che richiameranno l’attenzione del Comitato dei ministri e, ne sono sicuro, anche della Vostra Assemblea nei prossimi mesi. Il primo riguarda la situazione nel sud-est dell’Europa, regione ancora traumatizzata dai recenti conflitti in cui è in gioco anche la sicurezza e la stabilità del nostro continente. La questione del futuro statuto del Kossovo sarà tra gli argomenti più importanti per la comunità internazionale e mi rallegro che la Vostra assemblea abbia preso l’iniziativa di organizzare oggi stesso un dibattito a questo proposito.

Anche se non è direttamente coinvolto nelle negoziazioni su questo argomento, il Consiglio d’Europa non potrà rimanere in disparte. La sua esperienza senz’eguali in materia di tutela dei diritti dell’uomo e della promozione della democrazia e dello Stato di diritto, può secondo noi, contribuire grandemente ad una soluzione nel rispetto del diritto internazionale e degli interessi di tutte le parti presenti.

Il valore del sostegno che il Consiglio d’Europa fornisce già al Kossovo, su questioni quali la protezione dei diritti umani e delle minoranze, o la conservazione del patrimonio culturale e religioso, dimostra che questa non è una vuota affermazione. Il Comitato dei ministri continuerà ad offrire tutto l’appoggio che la Comunità internazionale potrà ritenere necessario. Dal canto suo, l’attuale presidenza del Comitato dei ministri segue attentamente tale situazione così come l’evoluzione degli eventi che riguardano la Serbia e il Montenegro, anche attraverso il proprio rappresentante speciale.

Non posso infatti parlare del Kossovo senza ricordare senza ricordare nel contempo la Serbia che ci succederà alla presidenza del Comitato dei ministri nel maggio prossimo. Abbiamo seguito con attenzione le elezioni parlamentari che si sono svolte in questo paese domenica scorsa, che la missione di osservazione ha giudicato conformi alle norme internazionali. Sappiamo che queste elezioni sono state cruciali e attendiamo ora la formazione del nuovo governo per il proseguimento dell’integrazione della Serbia nella costruzione europea.

Ci auguriamo vivamente che la Serbia possa continuare a percorrere effettivamente la strada intrapresa verso l’Europa. Le forze politiche che in Serbia vogliono far prevalere i valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, possono contare sull’appoggio del Consiglio d’Europa e in particolare del Comitato dei ministri. Nel contempo, come hanno affermato i delegati dei Ministri quando hanno esaminato il 13 dicembre scorso lo stato di attuazione degli obblighi sottoscritti da questo Paese, ci auguriamo che le autorità serbe nel corso della loro futura presidenza, rafforzino la cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, in particolare consegnando i principali imputati ancora in fuga. Per quanto riguarda il Montenegro, esprimo l’auspicio che il Consiglio d’Europa possa quanto prima accoglierlo in quanto Stato membro il più presto possibile.

Un’altra regione che continua a richiamare l’attenzione del Comitato dei ministri e anche quella della Vostra Assemblea, è il Sud del Caucaso. Per quanto riguarda l’Armenia, il Comitato dei ministri si augura che le elezioni parlamentari che si terranno in primavera si svolgano in conformità alle norme internazionali pertinenti. Ci auguriamo in particolare che siano attuate tutte le condizioni perché gli osservatori internazionali e in particolare quelli della Vostra Assemblea nonché gli osservatori nazionali, possano seguire lo svolgimento dello scrutinio nelle condizioni più appropriate.

Per quanto riguarda l’Azerbaigian, i cui impegni saranno rivisti dalla Vostra assemblea durante la sua prossima sessione. Il Comitato dei ministri auspica che esso prosegua gli sforzi intrapresi per conformarsi a tali impegni. Il Comitato dei ministri continuerà ad aiutare questi due paesi a proseguire sulla via del rispetto delle norme e dei valori del Consiglio d’Europa.

Un argomento particolare che vorrei citare in questo contesto, riguarda la soluzione del conflitto nel Nagorno Karabak. Ci auguriamo vivamente che le negoziazioni in corso tra l’Armenia e l’Azerbaigian sotto l’egida del Gruppo di Minsk dell’OSCE, possano infine giungere ad una soluzione pacifica, conformemente all’impegno assunto dai due paesi al momento della loro adesione al Consiglio d’Europa.

Visto che siamo in argomento, vorrei concludere ricordando le tensioni che persistono nella regione, le quali possono solo danneggiare la stabilità, la sicurezza e la prosperità di tutti i paesi confinanti. E’ dunque essenziale che tutti manifestino prudenza e spirito di dialogo e di comprensione per risolvere le diverse controversie in modo pacifico, così come prevede lo statuto del Consiglio d’Europa e nel più rigoroso rispetto dei diritti umani.

Signor Presidente, Signor Segretario generale, Signore e Signori parlamentari, ecco quali sono i principali argomenti sui quali si concentra e continuerà a concentrarsi l’attenzione del Comitato dei ministri durante i prossimi mesi. So di poter contare sul Vostro appoggio per far fronte alle scadenze a volte difficili che si presentano davanti a noi.

Vi posso assicurare che da parte sua, la presidenza sanmarinese sarà molta attenta alle Vostre riflessioni, aspettative e suggerimenti. Il futuro del Consiglio d’Europa esige che lavoriamo insieme per rispettare pienamente il mandato che questa organizzazione ha ricevuto dal Vertice di Varsavia. Grazie della Vostra attenzione.

RISPOSTE DELL’ ONOREVOLE STOLFI ALLE DOMANDE DEI PARLAMENTARI

Risposta alla domanda dell’on. Schreiner

Per quanto riguarda la domanda presentata dall’Onorevole Schreiner, tengo ad assicurare l’onorevole parlamentare che il Comitato dei ministri considera molto seriamente la questione della riforma che costituisce un aspetto importante del piano d’azione adottato al terzo vertice di Varsavia. Mi felicito della volontà dell’Assemblea di contribuire a tale sforzo. In tale contesto, posso ugualmente assicurarLe che i delegati dei Ministri stanno esaminando con la più grande attenzione due raccomandazioni dell’Assemblea: una, la numero 1728, sui poteri dell’Assemblea in materia di bilancio, e l’altra, 1763, sull’equilibrio istituzionale in seno al Consiglio d’Europa e attraverso il loro gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, ha avuto luogo martedì scorso uno scambio di vedute approfondito con il relatore dell’Assemblea, onorevole Schreiner.I lavori proseguiranno nelle prossime settimane e spero che il Comitato dei ministri adotterà una risposta che Le potremo trasmettere al più presto.

Per quello che riguarda la posizione della Francia rispetto al bilancio, prendo atto delle parole del Parlamentare. Per quello che riguarda invece il bilancio, posso dire che il Comitato dei ministri è pronto ad esaminare in maniera aperta e costruttiva qualsiasi tipo di proposta che possa venire su questo tema da parte dell’Assemblea, e quindi c’è una intenzione di soffermarsi su questo tema qualora l’Assemblea porrà la questione in maniera specifica e non c'è nessuna pregiudiziale a discutere questo tema che conosciamo del resto quanto sia importante e quanto stia a cuore dell’Assemblea parlamentare.

Risposta alla domanda dell’on. Van den Brande

La porta del Consiglio d’Europa resta aperta agli Stati non membri che in Europa rispettano i valori essenziali che lo Stato difende, cioè la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto e che cooperano per promuovere questi valori. Tali sono le condizioni di una piena e intera cooperazione con le autorità della Bielorussia. Finora, purtroppo, nessun segno in tal senso è stato dato dalle autorità bielorussie. A più riprese il Comitato dei ministri si è del resto dichiarato vivamente preoccupato per la gravità della situazione per quanto riguarda la democrazia pluralista, i diritti umani e l’indipendenza dei media in Bielorussia. E’ ciò che hanno indicato nelle loro risposte le raccomandazioni 1734 e 1745 dell’Assemblea.

Ciononostante, non ci rassegniamo alla scarsità dei dispositivi e continueremo a cercare il dialogo. Il Comitato dei ministri ha seguito con un’attenzione particolare la recente visita del Presidente Van der Linden in Bielorussia e attende con interesse di poterne esaminare i risultati e di discuterne con l’Assemblea parlamentare. Le autorità bielorusse cambieranno comportamento? Hanno dato un segnale incoraggiante confermando nel giugno 2006 il loro interesse per il rafforzamento della cooperazione con il Consiglio d’Europa.

La loro decisione di partecipare o meno alle attività del piano di assistenza che il Comitato dei ministri ha approvato nell’aprile scorso, costituirà un vero e proprio test. L’obiettivo di tale piano è di portare avanti un’azione a lungo termine in Bielorussia per sostenere la società civile, la libertà e l’indipendenza dei media, la democrazia locale e la sensibilizzazione ai diritti umani così come i valori e le norme europee.

Il piano dimostra altresì l’apertura del Comitato dei ministri per portare avanti il dialogo e collaborare perché per collaborare bisogna essere in due.

Noi crediamo che l’Assemblea e il Comitato dei ministri debbano procedere di comune intesa per cui riteniamo che ci siano innanzitutto delle risposte, dei segnali che debbano pervenire dalla Bielorussia. Dopodiché potranno essere adottate delle iniziative per verificare la volontà vera di questo paese di collaborare con la nostra istituzione e con il Consiglio d’Europa.

Risposta alla domanda dell’ on. Signora Pashayeva

I capi di stato e di governo hanno ricordato nel corso del Vetrice di Varsavia, i conflitti irrisolti in Europa mettono in pericolo la sicurezza, l’unità e la stabilità democratica degli Stati membri e minacciano le popolazioni coinvolte. E' dunque essenziale lavorare insieme per la riconciliazione e per delle soluzioni politiche conformi alle norme e ai principi internazionali. Il Comitato dei ministri, come aveva già evidenziato nel 2001, in risposta a una domanda scritta di un membro dell’Assemblea Parlamentare, è impegnato nel rispetto di tutti i confini riconosciuti internazionalmente, nella sovranità e nell’integrità territoriale di tutti i membri del Consiglio d’Europa tenendo conto, allo stesso tempo e su un piano di uguaglianza, del valore degli altri principi del diritto internazionale.

Il Consiglio d’Europa ha sempre difeso, sulla base di questi principi, la ricerca di soluzioni durature soddisfacenti attraverso mezzi pacifici,ai cosiddetti conflitti congelati, emersi dalla dissoluzione dell’Unione sovietica.

Nel corso del 2006, il Consiglio d’Europa ha fatto sapere attraverso il Segretario generale e il Comitato dei ministri, in occasione della tenuta recente di cosiddetti scrutini sull’indipendenza o degli scrutini presidenziali in Transnistria, in Ossezia del Sud e nel Nagorno Karabak, che questo approccio unilaterale non aveva alcun fondamento giuridico né alcuna legittimità politica. Il Consiglio d’Europa ha sempre incoraggiato le parti coinvolte a ricercare soluzioni attraverso gruppi di negoziazione che hanno ricevuto un preciso mandato dalla Comunità internazionale e che coinvolgono tutti i protagonisti.

La ricerca di soluzioni attraverso la via della negoziazione nelle zone di conflitto fa parte degli impegni degli Stati membri e il Consiglio d’Europa utilizza i propri meccanismi di controllo per assicurare il rispetto effettivo di quest’impegno da parte degli Stati. Il Consiglio d’Europa nello stesso modo si impegna nei limiti dei mezzi disponibili, a contribuire ove possibile alla democratizzazione delle società e allo sviluppo della società civile.

Non è escluso che quest’iniziativa venga adottata. Questa è una situazione che verrà valutata e che potrà quindi essere considerata nelle prossime settimane.

Risposta alla domanda dell’on. Huseynov

Innanzitutto vorrei ricordare che lo statuto del Consiglio d’Europa prevede due lingue ufficiali: inglese e francese. Queste sono le lingue ufficiali utilizzate dal Comitato dei ministri, dal Segretariato e dai comitati intergovernativi. Non è previsto in alcun modo di cambiare la situazione attuale. Certamente esistono delle eccezioni, in particolare in seno all’Assemblea parlamentare che nei limiti del suo bilancio mette a disposizione dei suoi membri un servizio di interpretariato in altre lingue.

Lei ha sicuramente ragione su questo aspetto, ma purtroppo queste esigenze si scontano anche con esigenze di bilancio per cui credo che come succede con altri paesi, ci sia la possibilità che i singoli Stati membri possano eventualmente finanziare un servizio di interpretariato da e verso la sua lingua e eventualmente può essere questa una strada da percorrere.

Risposta alla domanda dell’on. Tekelioğlu

Come ha giustamente sottolineato nella Sua domanda, il dialogo interculturale costituisce una priorità della presidenza sanmarinese, come ho ricordato poc’anzi nel mio intervento. Resta altresì una priorità politica nel Consiglio d’Europa la dichiarazione di Varsavia che ha condannato tutele forme di intolleranza e di discriminazione indicando di voler intensificare la lotta contro il razzismo.

Il Comitato dei ministri intende fermamente assicurare che i suoi strumenti normativi e i suoi strumenti di controllo siano pienamente sfruttati.

Il libro bianco sul dialogo interculturale costituisce un’iniziativa importante che occuperà un posto di rilievo nella gestione democratica della diversità culturale. Il processo di consultazione di ampia portata e onnicomprensivo è in procinto di essere lanciato. Ci consentirà di creare uno strumento efficace per favorire il dialogo interculturale a tutti i livelli. Il contributo dell’Assemblea parlamentare al libro bianco sarà essenziale. San Marino pone un particolare accento sulla promozione del dialogo interculturale e del ruolo delle comunità religiose.

Nell’aprile 2007 organizzeremo nel nostro paese una conferenza europea sulla diversione religiosa del dialogo interculturale. Il Comitato dei ministri ha seguito e segue tuttora con grande interesse i lavori dell’iniziativa denominata “alleanza delle civiltà”. Recentemente ha avuto luogo uno scambio di vedute con il Ministro Turco Mehmet Aydin, copresidente del Gruppo di alto livello incaricato di preparare u rapporto su detta iniziativa. Continueremo a lavorare con l'Alleanza.

L’elenco delle attività del Consiglio d’Europa che, potremmo menzionare a riguardo è lungo. Mi limiterò pertanto di illustrare una in particolare, cioè la campagna europea della gioventù per la diversità, diritti umani e la partecipazione: “Tutti diversi, tutti uguali”. Questa campagna concorre davvero a contrastare le tendenze intolleranti e razziste osservate nel pubblico dibattito.

Risposta alla domanda dell’on. Greenway

Lei ha sottolineato il ruolo preminente del Consiglio d’Europa in materia di diritti umani nel vecchio continente. Il Comitato dei ministri condivide pienamente tale analisi del ruolo della nostra organizzazione. Il rafforzamento di tale ruolo presuppone un continuo sostegno politico alle attività del Consiglio d’Europa, nell’ambito dei diritti umani, compreso lo stanziamento di risorse adeguate seppure con forti limitazioni di bilancio. D’altronde, si tratta di rafforzare la visibilità del lavoro eccellente fatto dall’organizzazione a beneficio delle popolazioni e delle politiche degli Stati membri.

In tale contesto accolgo con favore l”iniziativa dell’Assemblea parlamentare volta a promuovere un dibattito generale sulla democrazia e dei diritti umani in Europa nel prossimo aprile. Per la presidenza sanmarinese, la priorità delle priorità è quella di assicurare l’efficacia del sistema della convenzione europea dei diritti umani a fronte del numero sempre crescente dei ricorsi individuali presentati alla Corte. E' evidente che tutto ciò sarà possibile solo con la celere entrata in vigore del protocollo 14 e approfitto dell’occasione per lanciare un appello ai nostri amici russi affinché procedano al più preso alla sua ratifica come hanno già fatto tutti gli altri Stati membri.

Intendiamo avviare rapidamente una riflessione sulla maniera in cui il sistema della convenzione dovrà evolversi in futuro, in particolare alla luce delle proposte del Consiglio dei Saggi presentate al Comitato dei ministri al scorsa settimana dal Presidente del gruppo Rodriguez Iglesias. A tal fine, la presidenza ha deciso di organizzare a San Marino il 22 e il 23 marzo prossimi un colloquio su questo tema. Spero vivamente che l’Assemblea parlamentare sarà in grado di partecipare e contribuire attivamente all’iniziativa.

Lei ha altresì fatto menzione alla creazione dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali. A tale riguardo la rimando alla risposta dettagliata adottata dal Comitato dei ministri il 18 gennaio scorso, alla raccomandazione 1744. Nell’Assemblea come ivi indicato, il progetto di regolamento che istituisce l’Agenzia, è una solida base per assicurare la complementarità tra questa e il Consiglio d’Europa nel rispetto del ruolo preminente che quest’ultima svolge nella promozione e protezione dei diritti umani in Europa.

Questa base dovrà essere consolidata nel futuro accordo di cooperazione tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea sopratutto nelle modalità in cui il Consiglio d’Europa parteciperà e collaborerà nella pratica ai lavori dell’Agenzia. Il Comitato dei ministri non mancherà di seguire da vicino tali questioni.

Comprendo benissimo quelle che sono le preoccupazioni espresse. Del resto, il tema del memorandum di intesa tra Consiglio d’Europa e Unione europea è uno dei temi più importanti che stiamo seguendo con la massima attenzione. Sicuramente non mancherà l’occasione, non solo, per tenere informata ma coinvolgere l’Assemblea sul futuro di questa trattativa.

Risposta alla domanda dell’on. Iwiήski

Come Lei ha giustamente sottolineato, l’Asia centrale occupa una posizione strategica di importanza sempre crescente a livello internazionale ed europea in particolare tenuto conto sopratutto dell’importanza di questa regione per l’approvvigionamento energetico.

Tra i Paesi della regione e il Consiglio d’Europa esistono già relazioni benché modeste. Il Kirgistan è membro della Commissione di Venezia, il Kazakistan vi partecipa in qualità di osservatore. Inoltre, certe convenzioni del Consiglio d’Europa sono aperte alla firma e ratifica di tali paesi. Il Kazakistan e la Repubblica Kirgisa hanno già aderito alla convenzione sul riconoscimento delle qualifiche relative all’insegnamento superiore nella regine europea.

Il Comitato dei ministri auspica naturalmente che il riavvicinamento con questi paesi attorno ai valori del Consiglio d’Europa continui purché anche loro desiderino la stessa cosa.

Nel contempo, come indicato nella sua recente risposta alla raccomandazione 1753 sulle relazioni esterne del Consiglio d’Europa, pur riconoscendo il contributo importante dell’organizzazione alla promozione di questi valori al di là dell’Europa, il Comitato dei ministri ritiene che sia necessario dare la priorità alla dimensione europea della sua azione.

Io ritengo assolutamente positivo considerare una presenza della nostra organizzazione nell’area quindi penso che su questo aspetto si possa arrivare a una decisione sicuramente condivisa perché il problema vero è di non modificare dal punto di vista istituzionale i compiti, le funzioni e le aree di influenza della nostra organizzazione. Il fatto di avere rapporti e presenze in un’altre realtà geografiche credo che sia assolutamente compatibile.

NESSA

(DOC. 11114 et DOC. 11109)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, le due relazioni che stiamo esaminando ci confrontano con un duplice e grave problema del nostro tempo in Europa: da un lato l’arrivo inarrestabile di migranti irregolari che, ormai da anni, investe diversi paesi del nostro continente e dall’altro la difficoltà del loro inserimento nelle strutture sociali ed economiche dei paesi ospitanti. L’incapacità di controllare e convogliare i flussi migratori all’interno di una gestione razionale del movimento delle popolazioni fa sì che i migranti si trovino, oltre che in uno status di illegalità, in balìa di poteri occulti che si sostituiscono all’intervento degli Stati.

In questo frangente il mercato del lavoro ha purtroppo creato delle condizioni estremamente ricettive all’assorbimento e al traffico di lavoratori irregolari. I due ottimi Rapporti circoscrivono l’analisi a situazioni, luoghi e ambiti lavorativi particolari; si tratta però di un fenomeno tristemente diffuso e molto complesso, che investe larghe fasce del nostro mondo produttivo.

Dobbiamo infatti renderci conto che una buona parte della forza lavoro di cui disponiamo nel nostro continente e dei relativi prodotti commercializzati sono il risultato dello sfruttamento di lavoratori e lavoratrici migranti, costretti ad accettare e subire delle condizioni di impiego ingiuste, a volte veramente disumane o addirittura al limite della schiavitù.

Come dicevo, il mercato del lavoro, e soprattutto il mercato agricolo, ha creato delle condizioni favorevoli all’instaurarsi di questo fenomeno. Le cause sono principalmente da riscontrarsi nella sempre più spietata concorrenza e liberalizzazione dei prezzi del mercato agricolo europeo e nel conseguente rifiuto dei coltivatori diretti locali di prestarsi a lavori estremamente faticosi, rischiosi e sottopagati. I migranti irregolari, quindi, rappresentano un serbatoio alternativo di forza lavoro disponibile a costi bassissimi.

I loro datori di lavoro, inoltre, si ritengono esenti dal garantire loro oltre a un adeguato e dignitoso salario anche le più elementari condizioni di sicurezza sul posto di lavoro. Si tratta di una delle più gravi aberrazioni sociali e giuridiche del nostro tempo, in quanto, come giustamente ricordano i due relatori, citando la Risoluzione n.1509 della nostra Assemblea, la condizione di migrante irregolare non può in nessun modo giustificare la privazione per gli stessi soggetti dei più fondamentali tra i diritti umani, tra i quali si ravvisano un’equa retribuzione per il lavoro svolto e sicurezza e libertà sul posto di lavoro.

La Relazione del collega Dupraz riporta lo studio di alcuni casi di sfruttamento lavorativo di migranti irregolari in alcune regioni europee. A questi posso aggiungere la testimonianza proveniente dal mio paese, l’Italia, e nello specifico della mia regione, la Puglia, che vede, soprattutto durante i mesi estivi, una quantità enorme di donne e uomini migranti impiegati in maniera irregolare nel settore ortofrutticolo.

Si tratta spesso di veri e propri fenomeni malavitosi, che vedono coinvolti non solo alcuni imprenditori agricoli in quanto diretti sfruttatori, ma anche organizzazioni criminali transnazionali che imbastiscono il traffico di migranti e il loro conseguente inserimento nelle braccia del mercato nero del lavoro.

Si parla spesso della tratta di esseri umani destinati al mercato della prostituzione o della criminalità organizzata; ma da un punto di vista etico e giuridico non vi è gran differenza con la tratta di esseri umani destinati all’inserimento nel lavoro nero dei settori agricolo o edile. Lo sfruttamento e il trattamento disumano dei lavoratori costituiscono reati a tutti gli effetti, sanzionati dalle legislazioni nazionali e dai recenti tentativi di regolamentazione internazionale.

Desidero; pertanto, anche a nome del Gruppo del PPE, ringraziare i due relatori per il lavoro che hanno svolto e per le informazioni che ci hanno fornito, con l’auspicio che questa indagine costituisca l’inizio di un interesse proficuo del Consiglio d’ Europa nei confronti di una categoria di cittadini dell’Europa troppo spasso dimenticati, quella di uomini e donne privati di una fondamentale dignità umana: il diritto a un lavoro libero, sicuro e dignitosamente retribuito.