IT10CR4       AS (2010) CR 4

Versione provvisoria

SESSIONE ORDINARIA 2010

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(Prima parte)

ATTI

della quarta seduta

Martedì 26 gennaio 2010, ore 15.00

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


DISCORSO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI ON. FRANCO FRATTINI

Illustri colleghi, membri dell’Assemblea parlamentare, prima di tutto un ringraziamento al Presidente dell’Assemblea per questa occasione d’incontro con i parlamentari degli stati membri. E’ un’occasione importante che mi consente di presentare il punto di vista del governo italiano sulla costruzione dell’identità europea nel tempo della globalizzazione.

Una riflessione sul modo in cui possiamo riscoprire e sul ruolo che a riguardo devono svolgere l’Unione europea e il Consiglio d’Europa, soprattutto in materia di rispetto dei diritti umani, democrazia e stato di diritto. Sono questioni che rappresentano il cuore di una costruzione complessa e determinante quella, appunto, dell’identità europea. Attorno a questi temi, del resto, il Consiglio d’Europa che si pone come forum di dialogo tra tutti i paesi del continente, ha costruito la sua ragion d’essere e la sua autorevolezza riconosciuta. Illustri onorevoli la fase di grande trasformazione che stiamo attraversando sul piano internazionale, mette in gioco anche il ruolo dell’Europa nel mondo, dobbiamo far sì che questo nostro vecchio continente riesca a lasciare la propria impronta nella definizione degli equilibri globali, secondo ovviamente i propri interessi ma anche in nome nei propri valori e principi.

E’ una missione difficile e decisiva per l’Europa del XXI secolo, tanto più nel momento in cui l’onda di ritorno della globalizzazione dopo aver dato l’impressione d’aver reso il mondo piatto e omologato crea ora nuovi punti di riferimento e genera una nuova domanda d’apprtenenza. Tanto più quando la recente crisi finanziaria ed economica rivela le fragilità di un liberismo senza regole e senza riferimenti etici. Tanto più, ancora, dopo l’entata in vigore del trattato di Lisbona che suggerisce la necessità di riscoprire e alimentare le radici dell’identità europea. Tanto più, infine, in questa fase storica che vede l’Europa confrontarsi con l’immigrazione. Siamo, se ci pensate bene, nella posizione di chi deve saper accogliere l’identità degli altri senza però tradire la propria, ancora fragile, complessa e profonda identità.

Il perdono e la promessa sono stati, signor Presidente, all’origine della costruzione europea. Sono due parole chiavi, pesanti e leggere allo stesso tempo. Queste due parole, il perdono e la promessa, hanno saputo dire a figli di generazioni che avevano orribili responsabilità che non li avremmo lasciati ai margini della storia. Che avrebbero potuto tornare a fare parte della nostra comunità umana, che avrebbero potuto vivere come tutti noi nella promessa di un nuovo e duraturo sogno di pace nella libertà. Questa è l’Europa, la sua origine. Ed ecco perché l’Unione europea non è figlia del caso ma è figlia della volontà e alla crisi che noi oggi attraversiamo in un mondo diverso da quello che Eisenhower, De Gaspari e Shuman avevo conosciuto, in questo mondo dobbiamo e possiamo reagire con la forza dei nostri valori. L’Europa che abbiamo costruito fin’ora come un sogno importante dopo gli anni della guerra, il sangue, l’odio, dopo il terrore totalitario. L’ Europa è uno straodinario spazio di libertà, certamente per gli uomini e per le merci ma anche un’architettura complessa, complicata. Un’architettura che non ha ancora una compiuta politica estera e una difesa comuni. Non abbiamo ancora un concetto d’identità comune europea. Dobbiamo essere sinceri proprio la querelle politica che ha impedito nelle pagine del trattato ogni riferimento alle radici cristiane di un’ Europa che è certamente anche giudaica, cristiana, laica, illuminista, ha rivelato un senso della nostra debolezza.

Da un lato giustamente riconosciamo agli altri, ad esempio ai musulamani, il tratto religioso della loro identità che compone larga parte del fenomeno migartorio, ma poi quando parliamo della nostra religione, noi allontaniamo questo stesso carattere in nome di una coscienza che alcuni vorrebbero completamente muta difronte alla religiosità. Ecco allora che l’Europa deve mostrarsi all’altezza di una grande sfida e deve sapere e volere riappropriarsi di valori, di una tradizione che è al tempo stesso tra laica e religiosa, credo che sia questo il patrimonio fondamentale della separazione tra Chiesa e Stato.

Se questo è il punto di partenza, le strade principali da percorrere sono certamente quelle di una stretta cooperazione tra Consiglio d’Europa, Unione europea e OCSE. Queste sfide, a mio avviso, e queste direzioni sono anzitutto due. La prima: contribuire alla globalizzazione die diritti umani, ad una loro effettiva universalizzazione senza però diluirne i contenuti né relativizzarne la portata. Secondo: favorire il confronto tra diverse culture senza rinunciare ad alcuni principi fondanti comuni. Ciò comporta tra l’altro l’adozione di nuove politiche di gestione e integrazione dell’immigarzione e degli immigrati, che sappiano coniugare sicurezza e solidarietà nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona.

Sul primo tema la globalizzazione dei diritti umani: la globalizzazione ha suggerito un modo diverso di guardare ai diritti fondamentali, insieme ai mercati, ai commerci, alla mobilità, alla comunicazione, devono essere universalizzati i diritti e le opportunità. Dobbiamo in particolare adoperarci per la globalizzazione del valore, direi, assolutamente assoluto della dignità umana, il che comporta una vera e propria pedagogia dei diritti umani, anche lavorando come fà assai bene il Consiglio d’Europa sull’educazione scolastica e sull’educazione dei giovani. Diffondere i valori universali e i diritti civili non vuol dire accettare che i loro contenuti vengano diluiti, il rischio purtoppo esiste. La globalizazzione sta infatti ridefinendo la gerarchia del potere internazionale che si sta progressivamente spostando dall’Occidente verso altre direzioni. Un’evoluzione che considero positiva nella misura in cui lo sviluppo di una grande governance consente di allargare il perimetro delle responsabilità internazionali. Ma la diffusione del potere non deve comportare un cambiamento nel modo in cui i diritti fondamentali dell’individuo vengono interpretati.

Su questo l’Europa e l’Occidente hanno il dovere storico e morale di continuare a difendere i valori universali quando essi, in ogni parte del mondo, sono messi in discussione. Penso in particolare ai diritti dei più deboli, delle categorie vulnerabili, penso ai diritti dei bambini e delle donne, delle minoranze religiose, ai temo della non-discriminazione e della libertà d’espressione. Onorevoli parlamentari, la stessa crescita dei diritti economici, sociali e culturali va correttamente inquadrata. I diritti dell’individuo alla scolarità, alla salute, all’ambiente, all’accesso all’acqua, solo per fare qualche esempio sono essi stessi ormai diritti civili delle persone. La promozione dei diritti civili e politici da parte dell’Unione europea, del Consiglio d’Europa e dell’OCSE deve avvenire in stretto coordinamento tra queste istituzioni attraverso le idee e il dialogo, compreso il dialogo interculturale e interreligioso.

Il punto, onorevoli parlamentari, non è quello di esportare in Afghanistan piuttosto che in Iran i diritti e la democrazia così come li concepiamo e li confezioniamo qui a Strasburgo o a Bruxelles o a Vienna. Il punto è di operare affinché quei diritti possano germogliare e crescere all’interno di quei paesi dove essi non sono garantiti grazie ad una progressiva presa di coscienza e all’azione delle società civili, dal basso verso l’alto.

Credo, onorevoli parlamentari, che questa impostazione vuol dire compiere un salto di qualità anche negli strumenti istituzionali e normativi per la tutela dei diritti. La comunità internazionale deve essere capace di porre il rispetto dei diritti universali tra le grandi questioni strategiche del XXI secolo, alla pari del disarmo nucleare o della lotta al terrorismo. Alcuni passi in questa direzione sono stati compiuti. Abbiamo un sistema giuridico sovranazionale, pensiamo al Tribunale penale internazionale ma non basta. Oltre la dimensione giuridica serve la responsabilità politica e morale da parte dei governi, ed ecco perché un progresso significativo verrebbe segnato dalla piena affermazione in ambito Nazioni Unite di quello che viene chiamato il principio della responsabilità di proteggere. Obiettivo per il quale l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo di autentica leadership. Ecco perché l’impegno dell’Unione europea a tutela dei diritti umani verrà rafforzato sia dal valore giuridico della Carta dei diritti sia dal dialogo tra il sistema di tutela dei diritti creato dal Consiglio d’Europa e l’ordinamento dell’Unione europea.

In base al trattato di Lisbona, come voi sapete, questo dialogo potrebbe e io dico dovrebbe, portare all’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Prospettiva questa che dovrà essere oggetto di adeguata riflessione per evitare ogni possibilità di equivoco e contrasto tra l’ordinamento comunitario e la giurisprudenza della Corte, salvaguardando la diversità della storia, della cultura, delle tradizioni dei popoli europei. Onorevoli parlamentari, un altro strumento nell’ambito di una buona collaborazione con questo Consiglio d’Europa è l’Agenzia europea per i diritti fondamentali. Dobbiamo dirlo con sincerità, l’Europa che vigilava e che vigila sulle gravissime piaghe del razzismo e della xenofobia farebbe soltanto una parte del suo lavoro di protezione e promozione dei diritti fondamentali. Quel compito originario richiede certamente ancora uno sguardo vigile, perché abbiamo conosciuto nuove sensibilità e nuovi errori, pensiamo all’Europa dell’allargamento, pensiamo alla condanna dell’altro grande totalitarismo accanto al nazifascismo e cioè il totalitarismo comunista, stalinista.

Pensiamo all’Europa dell’immigrazione, pensiamo alla complicazione del tema dell’identità e pensiamo alrischio di nuove intolleranze, ad esempio l’islamofobia. L’Agenzia europea sarebbe uno strumento già vecchio se non fosse collocato nel cuore della grande questione europea. Quella che vede il tema dei diritti al centro del confronto tra identità e immigrazione e dunque nel campo dell’integrazione che è la vera prospettiva d’avvenire che l’Europa deve sapere indicare. Dobbiamo tornare a promuovere una cultura dei diritti anche in Europa che ripaghi dagli errori compiuti dall’ aver praticato un modello multiculturale basato prevalentemente sul riconscimento solo dei gruppi culturali-religiosi e conseguentemente sul prevalere dei diritti di gruppo rispetto ai diritti individuali.

La logica della democarzia liberale non è anzitutto la logica della libertà delle culture, ma la logica della libertà delle persone, noi dobbiamo tutelare gli individui. Anche rispetto al tentativo di oppressione delle comunità che si organizzano all’interno di un libero confronto democratico.

Onorevoli parlamentari, questo prevalere dei dirittti del gruppo sui singol potrebbe significare ad esempio che una giovane ragazza musulmana potrebbe essere trattata in Europa diversamente da una ragazza ebrea o cristiana, seguendo tradizioni dei suoi genitori a cui spetterebbe il diritto di decidere del suo futuro, dello stile di vita anche del suo matrimonio, magari un matrimonio forzato. Questa non è l’Europa dei diritti indivuduali che noi vogliamo. Ecco perché anche per la politca estera italiana la promozione dei diritti umani è un aspetto cruciale. Noi siamo ancora una volta candidati ad essere esponenti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, organo di cui l’Italia è già parte.

I diritti umani sono un settore su cui governo e parlamento italiano lavorano in stretto collegamento grazie ad un osservatorio parlamento-governo che è stato attivato su proposta congiunta mia e dei presidenti del Parlamento italiano. L’Italia sta sviluppando iniziative concrete soprattutto in tre settori: i diritti dei bambini, i diritti delle donne, la libertà religiosa. Sui diritti delle donne il Consiglio d’Europa sta svolgendo un’azione fondamentale anche in vista della finalizzazione, speriamo entro quest’anno, della Convenzione sulla prevenzione e la lotta la violenza sulle donne e la violenza domestica.

Prima però permettetemi, visto che ho citato i diritti dei bambini, di ricordare oggi una situazione drammatica e attuale che stanno vivendo migliaia e migliaia di bambini abbandonati ad Haiti. Dobbiamo incoraggiare atti di solidarietà delle famiglie europee con le adozioni a distanza. Ma non basta, dobbiamo sentirci tutti coinvolti e responsabili per il destino di quei bambini. In Europa, in questo luogo che è la culla dei diritti dobbiamo sentire il dovere di lanciare iniziative concrete per aiutare i bambini di Haiti. Essi devono essere una priorità del nostro intervento dinanzi al dramma di quel paese. Vogliamo un coordinamento internazionale e ancor prima europeo per vigilare su quei bambini che stanno scomparendo negli ospedali e negli orfanotrofi e non si sa dove finiranno. Dobbiamo garantire loro un futuro, anzitutto in Haiti.

Onorevoli parlamentari, tornando ai diritti delle donne nel 2009 abbiamo lanciato come governo italiano due iniziative importanti: una conferenza internazionale sulla violenza contro le donne nel quadro della Presidenza italiana del G8 per garantire visibilità internazionale alla questione e rilievo politico, in secondo luogo il varo di un processo che porti all’adozione in Assemblea generale all’ONU di una risoluzione che condanni come di una violazione grave dei diritti umani la pratica delle mutilazioni genitali femminili. La tutela delle donne costituisce un tema sul quale sono impegnato anche a livello personale. Su invito del Segretario generale dell’ONU sono entrato a far parte di un network inetrnazionale di uomini impegnati nell’eliminazione della violenza contro le donne. E’ un invito che considero come un grande apprezzamento per l’impegno internazionale del mio paese in questo settore.

Il secondo ed ultimo punto che desidero affrontare è quello del confronto con le altre culture, quello delle nuove politiche di gestione e integrazione degli immigrati, cioè come riscoprire la nostra identità senza tradirla. La riscoperta e la costruzione di un’identità europea più forte passa attraverso il confronto costruttivo con chi è portatore di storie e culure diverse dalla nostra. Un modo sbagliato, onorevoli parlamentari, per fare fronte a questo problema è quello di considerare l’immigrazione come qualcosa che non può essere gestita quasi che l’unica alternativa fosse accettarla possivamente o respingerla completamente. Niente di più sbagliato, l’immigarzione può e deve essere gestita per coglierne a pieno le potenzialità e le opportunità. Per ridurne il rischio di un impatto sociale negativo, per favorire al meglio l’inserimento armonico dei nuovi arrivati all’interno dei nostri paesi.

Ecco perché occorrono politiche più articolate, questo per l’Italia vuol dire adottare un duplice approccio. Contrastare con determinazione l’immigarzione clandestina e gestire in modo oculato i flussi migratori ma dall’altro definire una strategia lungimirante capace di preparare i percorsi d’integarzione dei migranti regolari. Sul primo punto, quello dell’illegalità noi siamo consapevoli che i flussi migartori che dall’Africa arrivano attraverso il Mediterraneo all’ Europa, sono una questioni contemporanee più complesse, urgenti e drammatiche da affrontare. Una sfida che richiede un approccio moderno che tenga contop del profilo multidimensionale dell’immigrazione e che preveda una assunzione di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti: paesi d’origine, transito e destinazione. Occorre in altri termini un vero partenariato tra Europa e inanzitutto paesi africani.

La problematiche migratori vanno affrontate miscelando fermezza e accoglienza, con una regola rispettare la legalità e rispettare i diritti umani. Massimo rispetto quindi e devo dire che le opinioni pubbliche non vengono sempre completamente informate circa il fatto che il mio paese, l’Italia, è una piattaforma molto facile per l’immigarzione illegale e che l’attività e l’accoglienza dell’Italia vengono svolte in nome di tutti i paesi dell’Unione europea, anche di quelli dell’estremo Nord. Noi siamo la porta dell’Europa, chi entra in Sicilia è entrato in Europa e può poi circolare liberamente fino al Nord del nostro continente. Ecco perché l’Italia nonostante qualche tentativo di comunicazione sbagliata, è il paese più imegnato a salvare la vita di chiunque sia in pericolo sul Mediterraneo. Continueremo a farlo, i dati, le cifre non sono opinioni. Tra il 2008 e il 2009, abbiamo soccorso in mare più di 40mila migranti. Però, onorevoli parlamentari, dobbiamo usare la massima severità nel punire i trafficanti di esseri umani. Quei 40mila disperati che abbiamo salvati erano vittime di un traffico organizzato e ben pagato, una nuova schiavitù del XXI secolo. Dobbiamo lavorare poi sulla prevenzione, favorendo lo sviluppo dei paesi d’origine come abbiamo fatto ponendo l’Africa tra le priorità della politica estera italiana. La gestione di questo fenomeno così complesso non può, comprendete bene, ricadere soltanto sugli stati che sono più direttamente esposti per motivi geografici. Ecco perché l’Italia insiste da tempo per un maggiore impegno europeo sull’immigarzione nel Mediterraneo. L’Europa poi deve fare ancora di più affrontando questa sfida in uno spirito di autentica solidarietà tra gli stai membri.

Recenti decisioni dell’Unione europea, l’approvazione del Programma di giustizia, libertà e sicurezza, lo abbiamo chiamato Programma di Stoccolma in riconoscimento dell’impegno della Presidenza svedese è un atappa importante e positiva in questa direzione. Sono state accolte le proposte dell’Italia per rafforzare il ruolo dell’agenzia Frontex, per istituire l’ufficio europeo per l’asilo, per realizzare un regime comune dell’asilo in ambito europeo, per sviluppare la protezione internazionale fuori dai confini del territorio europeo ed infine per promuovere una maggiore collaborazione con i paesei della sponda Sud del Mediterraneo.

Ma come ho accennato prima non vi è politica migratoria senza una politica d’integrazione. Dobbiamo dire con grande chiarezza quale deve essere il punto di partenza. Noi nonpossiamo prescindere dalla nostra storia, dalla nostra identità culturale anche dalla nostra identità nazionale. Per alcuni, coloro che saranno pronti potremmo anche pensare alla cittadinanza in mezzo vi deve essere un percorso di dialogo, di formazione scolastica e civica, d’apprenedimento della lingua del paese in cui si vive, di condivisione dei valori fondamentali dell’ordinamento nazionale e lo dico ancora una volta di rispetto dei diritti fondamentali delle persone.

Onorevoli parlamentari, per il governo italiano e per l’Italia la cittadinanza deve essere una conquista dopo un percorso complesso non un dono a chi non se la sente o non è pronto ad accettarla con convinzione, ecco perché i diritti fondamentali debbono essere gli stessi a prescindere dalla fede religiosa, dalla nazionalità, dal genere cui si appartiene. Illustri parlamentari l’Italia è stata sempre attiva in seno al Consiglio d’Europa di cui siamo un paese fondatore. Fu italiana l’idea di creare la commissione europea per la democrazia attraverso il diritto nota come la Commissione di Venezia. Con il ventennale dell’istituzione, l’Italia organizzerà a Venezia nel prossimo giugno importanti celebrazioni ed ecco perché in seno al Consiglio d’Europa voglio citare il nostro impegno contro la tratta degli esseri umani, tema di cui quest’Assemblea sta discutendo proprio in questi giorni.

La questione è stata affrontata nel G8 sotto impluso della presidenza italiana. E proprio lo scorso anno dopo alcune difficoltà, l’Italia è rientrata nel Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, la cui presidenza è stata assunta dall’onorevole Bergamini che ha subito consacrato tutte le sue energie al rafforzamento di questo organismo. Essa ha presentato a Venezia un’iniziativa del Centro contro la violenza sulle donne che si chiama Action for women. Onorevoli parlamentari, l’Italia è interessata anche al fututo del Consiglio d’Europa. Noi vogliamo che si possa operare con sempre maggiore efficienze non solo per l’impego delle risorse ma assicurando coerenza di giudizio tra tutti i suoi organi e cooperazione con l’Unione europea e l’OCSE.

In questo quadro la riforma d’orgaizzazione di Strasburgo cui lavora il nuovo segretario generale, a cui rivolgo una parola di sostegno in questa direzione è un passaggio importante. Sarà così importante la conferenza di Interlaken sul futuro della Corte. Un appuntamento che dovrà permettere di definire le modifiche importanti al funzionamento senza escludere un ripensamento della sua struttura per drale ancora più efficacia nel suo ruolo. Concludendo il mio intervento, onorevoli parlamentari, ho cercato di esprimere un linguaggio non formale e di verità, voi membri dell’Assemblea parlamentare siete la coscienza d’Europa e non sfuggirà a voi, come non sfugge a me, che la complessità dei fenomeni che i nostri popoli affrontano è un intreccio complicato di paure e di speranze. La politica ha questo compito, di accompagnare l’opinione pubblica verso una consapevolezza dei problemi della vita quotidiana. Noi diamo per scontato che l’uomo della strada, la casalinga, il professionista, l’adolescente conoscano il tema delle nostre città che cambiano, sappiano cosa accade nei quartieri, nelle forme di religiosità, nello stile di vita che prima era pacifico e oggi si è fatto improvvisamente violento. Ed ecco perché credo che dobbiamo chiedere e promuovere reciprocità nel godimento dei nostri diritti. La moschea che la nostra città ospita deve avere una sua gemella, una chiesa. Laddove i cristiani di qualisiasi denominazione la chiedano. Non parlo di uno schematico diritto da imporre, parlo della possibilità che comunità desiderose di vivere in pace con la società di accoglenza possano professare la loro religiosità senza essere perseguitati, linciati, le loro case e chiese bruciate. Un’Europa silenziosa su tutto questo sarebbe un’Europa debole in mano a quello che oggi è involontariamente una nuova forma di conformismo del pensiero. Questa reciprocità è un passo avanti politico che noi chiediamo. Misuriamo le speranze e le paure dei nostri cittadini, leggiamo nei sondaggi di opinione la loro attesa per una nuova promessa. Questa promessa deve porre al centro la dignità di ogni essere umano e dei suoi diritti fondamentali. Si deve alimentare di pace, nella libertà e nella democrazia, nella tolleranza, nel rispetto per la diversità, nella sussidarietà e nella ricerca del bene comune e dell’affermazione di una solidarietà capace di contrastare tutte le diseguaglianze. Tutto questo, onorevoli parlamentari, muove da un eguale rispetto per noi stessi, per le nostre radici, per le nostre forme di sguardo sul mondo. Non vogliamo censure, non vogliamo rimozioni, dobbiamo serenamente accettare noi stessi e la nostra storia per poter guardare con rispetto e con amicizia a chi è diverso da noi. Vi ringrazio.

MARCENARO, domanda a FRATTINI

Grazie Signor Presidente. Due domande, Signor Ministro. I fatti di Rosarno hanno portato alla luce e all’attenzione europea una situazione nella quale ogni diritto umano e sociale è negato. Esistono mote altre Rosarno in Campania, in Calabria, in Sicilia e altrove. Cosa intende fare il governo italiano per intervenire su queste situazioni, per prevenire e bonificare quelle aree di degrado delle quali è impossibile ignorare l’esistenza? Le due domande si sono ridotte a una. Grazie.

Risposta di FRATTINI all’on. MARCENARO

Grazie molte. Io credo che vi sono tante Rosarno non solo in Italia ma in tutti paesi membri del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea. Ciò detto, noi vogliamo affrontarle nel medesimo spirito che ci anima: favorire situazioni per cui non vi siano immigrati costretti a lavorare in nero, sfruttati da imprenditori che li pagano senza un salario garantito, costretti a vivere in condizioni di degrado abitativo assolutamente inaccettabili. Nello stesso tempo, non possiamo tollerare una confusione tra coloro che entrano nei nostri paesi rispettando la legge e quelli che non lo fanno, quindi è molto chiaro: lotta al lavoro nero degli immigrati, lotta e reclutamento da parte di imprenditori senza scrupoli, ma applicazione delle leggi europee che ci sono, accoglienza di quelli che lavorano e che abitano rispettando la legge.

Risposta di FRATTINI all’on. XUCLA I COSTA

Grazie molte Presidente. Su nostra proposta, come è stato ricordato, è stata adottata un’ulteriore risoluzione. Il nostro obiettivo è presentare ogni anno una risoluzione che confermi il principio della moratoria per far maturare anno dopo anno nuove adesioni e nuove sottoscrizioni fino a che il momento non sarà venuto, credo sarà il momento cruciale per i diritti fondamentali del mondo, in cui dalla moratoria passeremo all’abolizione. Questo momento ancora purtroppo non è avvenuto ma anno dopo anno, nuovi paesi si stanno aggiungendo al numero di coloro che proibiscono e che in molti casi pubblicamente condannano l’esecuzione delle condanne a morte.

Risposta di FRATTINI all’on. MARKOV

E’ chiaro che sono due questioni completamente diverse. La liberalizzazione dei visti è un obiettivo che si sta realizzando. Lanciai questo esercizio da vicepresidente della commissione europea e ho visto con grande soddisfazione, prima di natale, tre paesi dei Balcani occidentali raggiungere questo grande risultato, e certamente anche gli altri paesi dei Balcani occidentali raggiungeranno presto questo obiettivo perché stanno sostanzialmente armonizzando le loro legislazioni alle condizioni che sono richieste per la liberalizzazione dei visti. Noi lavoriamo su questo. L’Italia sosterrà sempre questo percorso.

Per la lotta alla droga in Afghanistan si tratta di una delle più grandi sfide per ridare finalmente sviluppo a quel paese tormentato. Uno dei primi argomenti è investire fortemente su progetti agricoli sul territorio. Mi permetto di dire: la semplice distruzione delle culture della droga non basta, se non abbiamo prima e contemporaneamente sostituito forme di agricoltura legale. L’Italia sta lanciando progetti pilota, tutta la comunità internazionale lo sta finalmente facendo, questo permetterà di dare anche del lavoro a persone che prima coltivavano ad esempio l’ulivo per produrre l’olio o lo zafferano, che sono rimaste senza lavoro e hanno cominciato a produrre la droga o sono state reclutate dai Talibani. Questa è una sfida come tante davanti a noi.

Risposta di FRATTINI all’on. Kox

Sono lieto che Lei dica nel Suo intervento: “Si dice che in Italia non vi sarebbe libertà”. In effetti è un si dice che non corrisponde alla realtà dei fatti. E’ evidente che tutto quello che accade con la stampa libera italiana è diretta ad evidenziare critiche anche severe, anche assolutamente severe tanto da essere infondate nei confronti di qualsiasi autorità nazionale, sia un’autorità di governo sia un’autorità del Parlamento. La stampa libera italiana ha assoluta possibilità di fare e dire quello che ovviamente si deve e si può dire in qualsiasi paese democratico del mondo, quindi su questa strada noi continueremo ad andare, sicuri di essere assolutamente nel rispetto più completo delle norme della convenzione.

Risposta di FRATTINI all’on. Signora Blondin

Onorevole Parlamentare, Lei parla di fatti che sono accaduti circa due anni fa, quando tutta Europa ha enfatizzto alcuni episodi di violenza commessi da alcuni cittadini non italiani in terra italiana. Le azioni dell’Italia sono state chiare e trasparenti. Abbiamo chiesto in spirito di collaborazione alla Romania un’azione comune di prevenzione per individuare nei campi ROM coloro che commettono crimini e per aiutare nei campi ROM coloro che debbono essere aiutati, a cominciare dai bambini ROM per i quali l’Italia investe alcune decine di milioni di euro ogni anno, il che non credo sia il caso di tutti i paesi membri dell’Unione europea. Lo facciamo con convinzione perché riteniamo che sia giusto ma lo facciamo anche perché abbiamo visto che le autorità della Romania hanno collaborato sin dal primo momento. Qual è il risultato? Che anche la stampa più critica nei confronti del governo italiano da molto molti mesi non solleva più questo aspetto né sulla ribalta nazionale né su quella internazionale. Vuol dire che ovviamente il problema lo abbiamo insieme superato.

GALATI, domanda a FRATTINI

Grazie. Ministro Frattini, l’Italia negli ultimi anni ha svolto un ruolo positivo nelle relazioni internazionali in aree geografiche e in modi diversi, vorrei ricordare, avendo proprio come faro la difesa dei diritti umani. E’ proprio a fronte di questo generale riconoscimento dell’Italia da parte dei paesi partner e alleati, Le chiedo quale può essere il ruolo perché l’Italia diventi sempre più fondamentale in un’Europa che deve contribuire a realizzare quella governance delle vicende internazionali che Lei ha auspicato?

Risposta di FRATTINI all’on. GALATI

Onorevole Galati, io credo che i temi siano almeno tre: continuare da parte dell’Italia, a farsi promotrice di iniziative davanti alle Nazioni Unite a cui tutta l’Europa possa partecipare. Mi riferisco alla moratoria della pena di morte, iniziative relative ai diritti delle donne e dei bambini, ma penso anche ad un’azione importante di sensibilizzazione all’interno dell’Unione Europea perché tutte le forme di intolleranza personale vengano prevenute e respinte. Ho citato prima il tema dell’Islamofobia ma voglio ricordare qui anche il tema dell’antisemitismo: sono due fatti gravi che, tra l’altro quest’ultimo, alla vigilia della giornata della memoria che ricorda l’Olocausto, non deve mai essere dimenticato perché si tratta di un fenomeno di violazione grave dei diritti umani, in questo caso i diritti delle comunità ebraiche, che vede ancora in alcuni paesi dell’Europa segni di violenza preoccupanti.

Risposta di FRATTINI       all’on. PETRESKI

Lei sa che il piano europeo per le infrastrutture fu lanciato e adottato durante la presidenza italiana dell’Unione Europea nel secondo semestre del 2003: il nostro contributo fu all’origine quello di promuovere l’adozione del piano per le infrastrutture transeuropee. Il corridoio 8, il corridoio 5, altri corridoi nazionali restano per noi una fondamentale priorità. Io credo ovviamente che i corridoi siano altrettanto importanti, quelli nord-sud che quelli est-ovest. La cosa che dobbiamo fare adesso è superare alcune difficoltà nei bilanci nazionali degli Stati membri e promuovere un crescente ricorso ad investimenti di istituzioni bancarie internazionali per completare i vari tratti di questi corridoi. Lei sa che nel territorio italiano vi è un tratto importante di un corridoio est-ovest, che è il corridoio 5. Stiamo realizzando una importante infrastruttura che sarà per parte italiana, un contributo significativo a questa opera.

Risposta di FRATTINI all’on. Signora KEAVENEY

E’ da molto tempo, Onorevole Parlamentare, che si discute di un servizio coordinato di protezione civile europea. Di fronte a una tragedia come questa, noi siamo intervenuti a livello di Stati membri in un primo momento nell’ambito del coordinamento dell’ONU, poi abbiamo deciso che occorreva rafforzare il coordinamento europeo. Si sono riuniti i Ministri per lo sviluppo, si sono poi riuniti ieri a Bruxelles i Ministri degli Esteri. La signora Ashton, rappresentante per la politica estera europea, si è recata a Washington per consultazioni e per consultazioni con l’ONU, per realizzare un coordinamento in Haiti. Io credo che la macchina organizzativa si è messa in moto. Quello che posso aggiungere è che ogni paese membro dell’Unione Europea deve fare la sua parte. L’Italia lo ha fatto, altri paesi europei lo hanno fatto, quello che occorre è dare una bandiera europea. Ieri c’è stato un primo passo: l’Europa ha deciso di inviare una missione di gendarmeria europea e agenti delle polizie civili e militari di alcuni paesi membri : le polizie militari francese, italiana, spagnola, olandese hanno già aderito a questa azione che è tutta europea. E’ un passo primo ma direi abbastanza significativo.

EMENDAMENTI AL DOC. 12117

FASSINO, emendamento 23

Non accolgo questo emedamento perché credo che dobbiamo dire con chiarezza che l’unica strada per la soluzzione della pace è negoziare, se lasciamo degli alibi che l’uso delle armi può avere delle giustificazioni si introduce un elemento d’ambiguità. Credo che bisogna respingere l’emendamento.

FASSINO, emendamento 1

Sì, io penso che sia giusto tenere questa parola perché molto sovente nella vulgata popolare le forme di antisionismo sono forme di antisemitismo dunque è giusto tenere tutte e tre le espressioni che sono contenute nel testo della risoluzione.

FASSINO, emendamento 26

Io penso che questo emendamento non debba essere ascolto perché come per il precedente, noi reintroduciamo nella nostra discussione l’idea che ciò che è legittimato dalla guerra può essere usato. Io credo che sia ambiguo ed è meglio lasciare il testo come è.

FASSINO, emendamento 62 al paragrafo 11

La formulazione che viene usata è una formulazione più precisa: al posto di “il diritto di Israele e dei palestinesi a esistere in sicurezza e di avere uno stato indipendente” è meglio dire “il diritto di Israele a essere riconosciuto ed esistere in sicurezza così come il diritto dei palestinesi ad avere uno stato indipendente, viabile e contiguo.” Mi pare che sia una formulazione più precisa che corrisponde meglio a quello che vogliamo.

FASSINO, emendamento n. 28

Io non accetto questo emendamento perché in questo paragrafo si fa riferimento al principio terra contro pace che è il principio adottato in tutti i documenti internazionali. In nessuna conferenza, documento o trattativa è mai stato assunto il criterio dell’accettazione culturale reciproca. Io posso condividere la sostanza ma non è diventata una precondizione mentre terra contro pace è la precondizione della pace.

FASSINO, sottoemedamento all’emendamento 30

Io accolgo nell’emendamento la prima e la terza frase, la seconda presenta un sottoemendamento che consente di mantenere la parola “partager” in francese e “mutual” in inglese. Bisogna che ci sia un accordo tra le parti anche su quello che riguarda lo scambio di terre.

FASSINO, emendamento 3

Sono contro, perché questo paragrafo dice due cose chiare: ovvero che le frontiere dello Stato palestinese devono essere quelle del 1967 con eventuali scambi di terra che siano negoziati. Se si accetta il principio che si possono scambiare delle terre, è evidente che andranno smantellati gli insediamenti che saranno sul territorio palestinese, perché quelli che saranno sul territorio israeliano non c’è più ragione di smantellarli. Per questo non ha senso mettere sui territori occupati e dire invece “saranno smantellati quelli che sono sul territorio palestinese”.

FASSINO, emendamento 31

Credo invece che vada mantenuto perché il testo dice che tutto ciò che è stato discusso fin qui ha acquisito su alcune cose dell’avvicinamento di posizioni non deve essere perduto e non va compromesso. Poi naturalmente va portato al negoziato per come arriverà alla fine.

FASSINO, emendamneto 4

Io sono per mantenere questo testo perché dice due cose questo paragrafo: la prima, dice una cosa importante. Che Netanyau accetta il principio dell’esistenza di uno Stato palestinese accanto allo Stato israeliano e poi prende atto, senza condividerlo, che nel momento in cui Netanyau ha detto questa cosa, ha anche posto il problema del carattere ebraico dello Stato d’Israele. Ciascuno su di noi su questo può avere un’opinione e il negoziato lo dirà però questa è la fotografia di quanto ha detto Netanyau.

FASSINO, emendamento 32

Penso che non vada accolto perché il Presidente Obama questa cosa l’ha detta all’inizio della vicenda mediorientale e poi successivamente non la ha mai più ripresa sapendo che questa è una questione su cui non si fa nessun tipo di accordo tra palestinesi e israeliani.

FASSINO, emendamento 33

Non è detto che il problema dei profughi si risolva soltanto con l’assorbimento di tutti i profughi nello Stato futuro palestinese. Si sono anche avanzate ipotesi per cui una parte di questi profughi possono essere integrati e accolti in altri paesi arabi, quindi non ha senso stabilire “devono andare lì!”. Quello che ha senso dire è che con il problema dei rifugiati non si deve alterare il carattere demografico di Israele. Poi dove vanno, si vedrà.

FASSINO, emedamento 34

Io penso che debba essere mantenuto il testo perché fotografa la situazione. Nel suo discorso, Netanyau ha detto una cosa importante e cioè che riconosce l’esistenza della soluzione con lo Stato palestinese e ha posto una serie di condizioni. Quelle condizioni si allontanano obiettivamente dall’impianto fin qui seguito. E’ bene dirlo, poi ciascuno lo valuterà come lo valuterà e il negoziato, se adotterà alcune di quelle soluzioni sarà il negoziato, però questo rende evidente che c’è una novità che rende più difficile il percorso.

FASSINO, emedamento 35

Io chiedo all’onorevole Nirenstein di ritirarlo perché è assorbito dall’emendamento 51, sempre presentato dall’onorevole Nirenstein che la commissione ha accettato. Quindi c’è un emendamento successivo che la commissione ha accettato e che assorbe questo e che dice la stessa cosa.

NIRENSTEIN, emendamento 35

E’ vero signor Frassino che si ripete il concetto, ma si ripete molte volte anche il concetto degli insediamenti e quindi io ritengo di lasciarlo dov’è.

FASSINO, emedamento 36

Mi esprimo contro perché non c’è nessuna relazione. Non è che siccome ci sono delle provocazioni e degli atti di violenza questo giustifica gli insediamenti. Sono due cose che non hanno nessuna relazione tra loro. Noi qui diciamo che gli insediamenti suscitano preoccupazione, conflitto e quindi ne chiediamo il blocco.

FASSINO, emedamento 66

E’ una riformulazione del 18 e del 19 in unico paragrafo che per un verso prende atto che c’è stata una decisione del governo Netanyau di sospendere temporaneamente, per dieci mesi, gli insediamenti in Cisgiordania. Nel tempo stesso però, sottolinea che questo blocco non riguarda Gerusalemme Est e non riguarda le espansioni già autorizzate quindi chiede al governo israeliano di non prendere provvedimenti che pregiudichino l’identità di Gerusalemme Est.

FASSINO, emedamento 9

Io non penso che la riduzione di checkpoint è eufemistica. Vengo da una missione di una settimana in quei territori dove sono andato più volte tra Gerusalemme e Ramallah in condizioni diverse da tutti i viaggi che ho fatto precedentemente ma a parte questa mia esperienza, non credo che abbia senso mettere in una risoluzione che ci sono 578 checkpoint. Se tra una settimana quel numero è cambiato ci impicchiamo ad una cifra. Non credo che una risoluzione debba dire una cosa di questo genere e quindi non credo che abbia senso.

FASSINO, emedamento orale

Questo emendamento si riferisce al muro e riconosce che il muro ha ridotto l’intensità degli attacchi terroristici e con questo inciso noi raccogliamo l’emendamento proposto dalla signora Nirenstein.

FASSINO, emedamento 12

Tutti sanno che Abu Mazen ha annunciato di non volersi ripresentare non come un fatto burocratico ma come una manifestazione di frustrazione di fronte al fatto che la pace che non faceva dei progressi in avanti ma anzi che vada dietro. Credo dire che noi ci auguriamo che Abu Mazen receda da questa decisione è un modo di dire che noi vogliamo che il processo di pace vada avanti e che Abu Mazen sia un protagonista.

FASSINO, emedamento 40

Mi esprimo contro perché al di là di quella che può essere la dialettica tra Fayyad e Abu Mazen, è riconosciuto internazionalmente da tutti che c’è stato nell’ultimo anno un netto miglioramento sia della situazione economica sia della situazione della sicurezza e siccome nel passato si è detto che uno degli ostacoli della pace era l’inaffidabilità dell’autorità palestinese sul tema della sicurezza, constatare che c’è un netto miglioramento vuol dire che l’autorità palestinese oggi è un interlocutore più credibile per concludere la pace.

FASSINO, emedamento 13

Qui non c’è un giudizio su chi è stato eletto, si dice che è un fatto positivo che i dirigenti eletti dal Congresso di Al Fatah, molti sono dirigenti nuovi, tutti hanno sottolineato che questo è stato un congresso di rinnovamento – hanno confermato fiducia a Abu Mazen e l’impegno a perseguire una pace negoziata. Non è un fatto di poco conto per l’affidabilità della trattativa.

FASSINO, emedamento 58

Vorrei dire che c’è stata per mesi e mesi una trattativa mediata dall’Egitto tra Israele e Hamas, sia per la tregua che per lo scambio tra prigionieri. Quindi perché far finta di non vedere una cosa che c’è stata? Se quello scambio di prigionieri fosse andato in porto, questo avrebbe contribuito positivamente al clima. Il fatto che non sia andato in porto è negativo ma noi dobbiamo sollecitare e incoraggiare tutto quello che può recuperare un clima favorevole.

FASSINO, emedamento 42

La trattativa tra Israele e Hamas per arrivare a uno scambio tra prigionieri è avvenuta. Poi non è arrivata a una soluzione, ma è avvenuta. Israele non ha posto la condizione di essere riconosciuto prima di farla, quindi è una trattativa de facto su un punto solo che è lo scambio di prigionieri. Quindi porre come condizione che prima Hamas riconosca Israele è una condizione che non ha posto neanche Israele nel momento in cui si è messo a discutere con Hamas. Così come è la tregua, quindi qui non si chiede il negoziato di pace tra Israele e Hamas che sarebbe una sciocchezza ma ci si concentra su delle cose che sono già avvenute nel rapporto tra Hamas e Israele.

FASSINO, emedamento 43

Qui noi chiediamo naturalmente la liberazione di Chalid e chiediamo contemporaneamente che si arrivi a un accordo che consenta di liberare anche molti prigionieri palestinesi. Ricordo che tra l’altro ci sono non pochi membri del Consiglio Nazionale Legislativo, cioè del Parlamento palestinese oggi in prigione.

FASSINO, emendamento 68

Esplicita meglio che è necessario per arrivare alla pace che le parti mettano in campo atti reciprocamente di fiducia che oggi non ci sono. In modo tale che ciascuno non solo tenga conto di quello che vuole lui ma che tenga conto anche della volontà degli altri e quindi c’è una sollecitazione a superare condizioni di rigidità in nome della creazione di condizioni di fiducia reciproca.

FASSINO, emedamento 44

Qui si chiede soltanto alle autorità israeliane, cosa che tra l’altro le autorità israeliane hanno dichiarato di voler fare delle inchieste che rendano evidente se ci sono stati usi impropri da parte della forza militare in violazione dei diritti dell’uomo o uso gratuito della forza o di armi vietate e qualora ci sia stato qualcosa, di assumere le responsabilità. Se poi, tra qualche giorno, avviene, meglio, quello che avverrà tra qualche giorno conferma che quello che noi chiediamo è giusto.

FASSINO, emedamento orale

Sarebbe stato curioso che in tutta la risoluzione noi non avessimo aftto un riferimento al rapporto Goldstone che c’è stato e lo facciamo questo riferimento là dove chiediamo alle autorità israeliane di condurre appunto le inchieste sull’eventuale uso improprio della forza, di armi chimiche o della violenza e di accettarne le responsabilità come è detto nel rapporto Goldstone.

FASSINO, emedamento 70

Migliora il testo del punto 7.7 perché chiede di togliere l’assedio de facto che intorno a Gaza impedisce qualsiasi accesso e chiede la riapertura per inoltrare sia gli aiuti umanitari sia ciò che è necessario per la ricostruzione di Gaza. Quindi la formulazione che avanzo migliora il testo originale.

FASSINO, emedamento orale

Questo emendamento unifica due emendamenti che sono stati presentati dal signor Austin che accolgo, e mi pare che questa formulazione sia una formulazione giusta che fa riferimento alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e all’obbligazione che tutti gli Stati devono corrispondere alla Convenzione di Ginevra.

FASSINO, sottoemedamento all’emendamento 18

Il sottoemendamento dice la stessa cosa che propone Austin ma lo dice in positivo e cioè che chiediamo in Israele sia assicurata l’uguaglianza di diritti e di opportunità a tutti i cittadini compresi quelli che non sono ebrei.

FASSINO, emedamento 60

Sono contrario perché noi abbiamo riformulato questa parte nel testo e quindi penso che la riformulazione può rendere superfluo questo emendamento.

FASSINO, emedamento 20

Propongo di respingerlo perché è già assorbito tutto quello che laddove noi nel 27.4 abbiamo fatto riferimento alla richiesta di aprire un’ inchiesta su tutto quello che è stato fatto dalle forze armate israeliane come dice il rapporto Goldstone. Quindi l’emendamento che abbiamo già proposto prima in riferimento a Goldstone, assorbe questo.

FASSINO, emendamento 61

Sono contro: Hamas è certamente una presenza sul terreno e guai a ignorarla però non è che si può coinvolgere Hamas nel processo di pace incondizionatamente perché neanche Abu Mazen accetterebbe mai il coinvolgimento di Hamas senza che Hamas prima abbia riconosciuto l’autorità di Abu Mazen. Quindi dire che Hamas deve essere coinvolto nel processo di pace senza che a Hamas si chida nulla, a parte che irrealistico, ma è politicamente sbagliato.

FASSINO, emendamento 20

Sono contro perché intanto questo rappresenta la proposta di boicottaggio e io non credo che sia utile nessuna azione di boicottaggio. Ma poi questa ipotesi che Austin propone qui l’Unione europea l’ha esaminata e l’ha esclusa.

FASSINO, emedamento 22

E’ evidente che ci sono molto dirigenti arabi impegnati nel processo di pace ma Obama il discorso l’ha fatto al Cairo, i negoziati tra Hamas e Fatah si fanno al Cairo, il tentativo di arrivare a un accordo sui prigionieri tra Israele e Hamas si fa al Cairo, cioè c’è un ruolo oggettivo dell’Egitto che penso sia giusto incoraggiare e sostenere.

FASSINO, emedamento 75

Quando abbiamo steso il testo della risoluzione non c’erano ancora state le manifestazioni in Iran, violentemente represse dal regime iraniano. Qui condanniamo questa repressione, chiediamo la liberazione di tutte le persone arrestate e chiediamo alle autorità iraniane di cessare la repressione. Mentre parlo, illustro anche quello orale che è legato a questo. Diciamo che condanniamo tutte le espressioni antiisrealiane delle autorità iraniane.

FASSINO, emedamento 76

L’emendamento dice che ci si augura che le relazioni tra la Turchia e Israele tornino a livello norlae dopo gli incidenti delle settimane scorse. Cosa che in parte è già avvenuta.

GIARETTA ( Doc. 12096)

Signor Presidente il Consiglio d’Europa ha fornito la più ampia copertura giuridica per una cooperazione sovranazionale per la lotta contro la tratta degli esseri umani. Veramente non si può abbassare la guardia difronte ad un crimine così odioso. Una moderna schiavitù che penetra all’interno delle società più sviluppate. E’ stato ricordato che secondo l’Organizzazione per le migrazioni sono circa un milione gli esseri umani trafficati ogni anno nel mondo. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima in oltre dodici milioni gli individui sottoposti a sfruttamento, a lavoro attivo o sfruttamento sessuale. Oltre l’ottanta per cento sono donne, oltre il cinquanta per cento sono minori. Prostituzione, accattonaggio, lavoro nero costituiscono il mercato di sbocco per persone ridotte in stato di schiavitù e private di ogni diritto.

Nonostante la nostra Convenzione, nonostante l’impegno di molti stati il fenomeno è in rapida espansione. Si calcola ormai che questo fenomeno generi profitti paragonabili a quelli derivanti dal narcotraffico e commercio illegale delle armi. Si traffica di uomini e donne, si traffica di armi, di droga. Occorrre, dunque, una più determinata azione a livello planetario sia sotto il profilo della tutela dei diritti umani fondamentali, che ci stanno particolarmente a cuore, ma ricordiamo anche il problema della sicurezza globale. Perché sono circoli malavitosi che incrementano ogni forma di illegalità internazionale.

Dunque il primo punto d’azione è necessariamente il pieno utilizzo delle Convenzioni internazionali, dunque è pienamente condivisibile il sollecito di stati che non hanno sottoscritto la nostra Convenzione di provvedervi. Così come la necessità che gli altri completino il processo di ratifica. In secondo luogo, occorre che tutti gli organismi previsti dalla Convenzione possano operare, bene la sollecitazione a rendere pienamente operativo il gruppo di esperti GRETA. In terzo luogo occorre che i singoli stati predispongano i servizi territoriali a disposizione delle vittime in collaborazione con organizzazioni non governative e il sistema di poteri locali. Essenziale infatti la gestione di adeguati programmi per assicurare il rientro volontario delle vittime e l’inserimento nel paese d’origine.

Cari colleghi, questa è una battaglia che dobbiamo veramente condurre con grande derterminazione, non sono concesse debolezze, non sono concesse pigrizie. Se non conducessimo fino in fondo questa battaglia, tradiremmo i principi fondatori del Consiglio d’Europa, veramente i nostri padri fondatori avrebbero di che lamentarsi per la nostra mancanza di coraggio.

CHITI ( Doc. 12096)

Condivido prima di tutto il richiamo che ci faceva la relatrice, a tutti noi, di un dovere di impegno perché tutti i nostri Stati firmino e ratifichino la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta degli esseri umani. L’Italia l’ha firmata e deve ratificarla. C’è in questi giorni un’iniziativa parlamentare al Senato in questo senso ma oggi, dopo le parole qui, del Ministro degli Esteri Frattini, siccome le parole sono importanti sempre e in questa sede ancora di più, credo che ci sarà un impegno più rapido perché nei prossimi mesi questa ratifica possa avvenire.

La tratta degli esseri umani, come è stato detto, è una delle più grandi vergogne del nostro tempo e il ritorno della schiavitù per motivi di sfruttamento sessuale o di lavoro colpisce donne, uomini e bambini che vivono in condizioni di bisogno estremo, provati da povertà, da guerre, da catastrofi ambientali e spesso la loro disperata ricerca di un futuro diverso e di un futuro migliore viene trasformata in un inferno ancora più duro dai mercanti di persone.

La Convenzione del Consiglio d’Europa pone a suo fondamento il fatto che la tratta costituisce violazione dei diritti umani e giustamente, come ancora ha ricordato la relatrice, si pone dall’ottica della protezione delle vittime e della prevenzione. Solo in pochi paesi esistono misure volte ad assicurare questa protezione dando anche alle vittime la possibilità di restare nella società che le ospita. Le vittime, ha ragione la relatrice ed è un punto fondamentale, non possono essere considerate immigrati non regolari e c’è solo una scelta volontaria ma se invece in modo automatico, quali siano le condizioni degli Stati e le condizioni di origine, si costringono le vittime a ritornare nei paesi da cui venivano, allora spesso si può non interrompere quel circuito povertà-abuso-sfruttamento che è la condizione da cui spesso trae origine la tratta degli esseri umani.

Concludendo voglio ricordare un punto che riguarda anche Haiti. Quello che per noi è una grande tragedia può essere un’altra grandissima occasione di sfruttamento e di sviluppo di questa tratta degli esseri umani, quindi c’è bisogno che ci sia attenzione, impegno e vigilanza nostra, per quanto sono i nostri compiti, per attivare solidarietà concrete, ad esempio le adozioni a distanza. E’ anche infine indispensabile secondo me procedere a una riflessione, anche a uno scambio di conoscenze sulle pene più efficaci per i mercanti di persone e per chiunque ne tragga vantaggio. Sarebbe bene valutare di introdurre nei nostri ordinamenti confisca dei beni e di profitti per queste attività criminali: potremmo avere così anche risorse per sostenere le vittime e per attuare pienamente ovunque la nostra Convenzione. Grazie.