IT10CR23      

AS (2010) CR 23
Versione provvisoria

SESSIONE ORDINARIA 2010

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(Terza parte)

ATTI

della ventitreesima seduta

Mercoledì 23 giugno 2010, ore 10.00

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO

Giacomo SANTINI

(Doc. 12266)

Signor Presidente, cari Colleghi. Tutti sappiamo che la presenza dell’Islam in Europa risale alla notte dei tempi. Nei diversi paesi europei, tuttavia, questa presenza ha conosciuto forme e intensità di rapporti molto differenti. Differenti fra paesi che hanno visto rientrare popolazioni di matrice islamica con la conquista dell’indipendenza di alcune colonie del Nord Africa, differenti per quei paesi come l’Italia, come i paesi del Nord Europa che sono stati oggetto di un’autentica invasione solo dalla fine del secolo scorso. Quindi è inevitabile che i problemi siano più accesi anche perché vicende storiche già ricordate come le torri gemelle, le guerre in Iraq e Afghanistan, il confitto infinito in Medio Oriente ma anche gli attentati di Londra e di Madrid, tutte queste vicende stanno configurando la presenza di persone ed organizzazioni islamiche come un pericolo per l’occidente.

I numerosi laboratori di convivenza che esistono, e di dialogo fra le diverse religioni, che continuano ad essere proposti vengono vanificati da episodi di terrorismo o da casi di coinvolgimento in organizzazioni estremiste di cittadini di matrice islamica che si ritenevano ormai integrati nel tessuto sociale europeo. I punti di divergenza sono molteplici: partono dalla fede religiosa intensamente vissuta, per arrivare a una diversa concezione del rispetto della vita umana, della dignità della donna, delle regole di civile convivenza e soprattutto, di rispetto reciproco.

Per gli europei è indiscutibile che tutti i cittadini siano uguali e tenuti ad osservare le leggi dello stato in cui vivono, indipendentemente dalla religione. Per gli islamici, la religione è anche legge dello stato: impone norme di convivenza, regole di vita al di sopra di qualsiasi altra legge. Inoltre, anche la spinta verso il dialogo risulta a volte ambigua. Spesso ciò che viene riconosciuto al mondo islamico come opportunità per applicare le proprie regole, viene invece interpretato come un segno di debolezza da parte del mondo occidentale. Così come certe forme di apertura dettate dal desiderio sincero di pacifica convivenza vengono valutate come vittorie a spese degli occidentali.

E’ vero che in certe zone dell’Europa vi sia una chiusura preconcetta a qualsiasi dialogo con persone di religione islamica, ma è anche vero che da parte degli islamici non vi sia nessuna disponibilità ad adeguare le loro tradizioni, le loro abitudini e i loro comportamenti alle leggi del paese che li ospita. Così c’è chi pratica in Europa la poligamia, indifferente alle leggi che la proibiscono, ma anche ai vicini di casa che la subiscono sbigottiti. C’è chi vuole portare il velo integrale anche se è proibito dalla legge ma non per una persecuzione religiosa ma per banali ragioni di sicurezza, quindi di accertamento delle identità. C’è ancora chi vuole uccidere capre e pecore con il rito islamico che per noi è estremamente crudele ma, soprattutto, è proibito dalla legge.

Ecco, con tutte queste diversità è difficile aprire un dialogo. Forse occorre attendere un ricambio generazionale sperando che i figli siano migliori dei padri. Questo vale sia per i cittadini europei con tendenza xenofobe, sia per quelli provenienti dal mondo islamico con idee integraliste. Quindi, per evitare che il rapporto con l’Islam diventi islamofobia, occorre isolare i fanatici e gli estremisti da una parte e gli intolleranti e i razzisti dall’altra. Ma questo deve valere anche per i paesi islamici dove stanno aumentando ogni giorno i casi di cristianofobia. E’ una operazione culturale, infine, più che di polizia. Va fatta nelle scuole e sul posto di lavoro, nel rispetto reciproco e con una mano sul cuore più che sul codice civile e penale.

Occorre lealtà fra le due parti perché se una mano tesa in segno di amicizia non incontra un’altra mano pronta a stringerla, in quel caso il dialogo non incomincia nemmeno.