IT11CR18       AS (2011) CR 18

Versione provvisoria

SESSIONE ORDINARIA 2011

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(Seconda parte)

ATTI

della diciottesima seduta

Venerdì 15 aprile 2011, ore 10.00

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO

CARLINO ( Doc. 12539)

Desidero innanzitutto ringraziare la Signora Reps per il suo lavoro.Occuparsi di una risoluzione sull’accoglimento degli immigrati minorenni non accompagnati è un atto che rende grande onore al Consiglio d’Europa, in particolare in un momento come questo in cui vediamo che di fronte all’emergenza rappresentata dall’immigrazione e soprattutto di giovani e giovanissimi dal Nord Africa, l’Europa sembra essere più in pericolo a causa dei suoi stessi egoismi nazionali e del suo retrocedere di fronte alle responsabilità del diritto umanitario che a causa del reale pericolo che può derivare dall’accoglimento di queste genti.

Voler ribadire e potenziare in questa risoluzione quanto messo in campo da direttive e convenzioni internazionali è certamente un’iniziativa importante per poter assicurare la tutela dei diritti umani nel futuro dell’Europa. Perché questi ragazzi che fuggono dalla miseria e dalla guerra, mettendo spesso a rischio le proprie vite in viaggi terribili, possano ancora e sempre trovare in Europa un’accoglienza pronta a soccorrerli, ad accompagnarli nella costruzione del proprio progetto di un futuro migliore.

Trattandosi di minori, è certo che nessuno può scegliere il posto e la condizione nella quale venire al mondo e nessun minore può avere colpa delle condizioni drammatiche nelle quali si trova a vivere. I diritti alla sicurezza, alla salute, all’educazione dei fanciulli, sono diritti universali che non possono essere negoziati e messi in discussione. Non ci è consentito col nostro relativo grado di benessere, nei confronti dei giovanissimi che giungono a noi dai paesi in via di sviluppo e dal terzo mondo.

Il discorso non può cambiare se si tratterà non più di centomila minori nel nuovo territorio ma di qualche migliaia in più. Anzi, come più in generale per le tematiche dell’immigrazione, proprio in virtù di questi eventi critici, io credo anche che sia sempre più necessario per l’Europa dotarsi finalmente di una struttura comune che possa affrontare l’applicazione del diritto umanitario internazionale coordinandone l’azione, verificandone i risultati, governando insomma la dovuta accoglienza per immigranti di ogni età, a iniziare dai minori che, nel nostro interesse, dobbiamo riuscire a integrare nel modo migliore. Grazie.

CARLINO ( Doc. 12549)

Fra i vari problemi connessi al fenomeno dell’immigrazione nel nostro continente, di grab lunga la condizione delle donne migranti è ancora fra le più drammatiche e disperate perché ancora troppi sono i problemi che in alcune parti affliggono in generale la condizione anche delle donne residenti, soprattutto nel campo lavorativo.

Noi cittadine d’Europa abbaimo conquistato attraverso non facili lotte di emancipazione e autoaffermazione il diritto a partecipare attivamente alla costruzione della società e della politica dei nostri paesi. In troppi ambiti e posti ancora però non riusciamo a realizzare tale diritto. Ma un percorso è stato certo compiuto e la strada deve rimanere la stessa della ricerca e la realizzazione di diritti universali.

In troppi luoghi nel mondo la condizione della donna è ancora quella di essere proprietà dell’uomo e sua serva. Non possiamo ammettere che una tale situazione resti immutata quando queste genti vengono a vivere e lavorare nel nostro territorio. E questo riscatto non si può immaginare se non attraverso la possibilità di un lavoro che implica e promuove l’integrazione sociale.

E’ assolutamente indispensabile che il Consiglio d’Europa a tal fine dia delle indicazioni chiare perché queste donne non continuino ad essere degli oggetti in mano ai propri compagni, sfruttatori o trafficanti, che le spostano da un paese all’altro a proprio comodo. Non è possibile che nel contesto europeo alcuni paesi continuino ad applicare delle politiche sul loro status e sul loro diritto familiare e lavorativo, che determinano o permettono il perdurare di situazioni di sfruttamento, di assoggettamento e di violenza sulle donne. Questo credo non debba essere previsto neanche in via transitoria, per cui penso che occorra lavorare in questo senso su questa risoluzione, perché gli ottimi principi di cui è portatrice non siano in alcun modo ritardati o frenati. Concludo ringraziando l’on. Frahm per l’eccellente lavoro svolto. Grazie.