SESSIONE ORDINARIA 2005

(Seconda parte)

ATTI

della dodicesima seduta

Mercoledì 27 aprile 2005-ore 10

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


RIGONI

Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che la materia della quale siamo chiamati ad occuparci, l’eutanasia, non consenta prese di posizione ambigue o di compromesso. Oggi dobbiamo essere in gradi di esprimere una decisione politica.

Devo dire, invece, che da una lettura della relazione del collega Marty ho tratto l’impressione di trovarmi di fronte ad un testo che presenta caratteristiche sfuggenti, ambigue, poco chiare, insomma dico ma non dico. Posso anche apprezzare la preoccupazione del relatore di tenere conto delle diverse sensibilità e del tentativo di ricercare una soluzione d’equilibrio, ma siamo giunti ad un punto, ormai, nel quale la chiarezza e la linearità e soprattutto l’onestà intellettuale diventano un obbligo dinanzi a noi stessi.

Nella risoluzione, ed in particolare nei diversi punti del paragrafo n.6, si intrecciano linee argomentative diverse e molto confuse, ora riferite alle cure palliative, ora all’eutanasia, ora al dovere di informazione del paziente senza che però emerga una presa di posizione chiara ed un’indicazione precisa.

Decisamente obliquo appare, in questa linea, il riferimento alla possibile legalizzazione dell’eutanasia come forma di emersione di una pratica finora svolta in segreto.

In verità, è solo leggendo il memorandum esplicativo del collega Marty che si comprende quanto le ragioni della legalizzazione dell’ eutanasia abbiano fatto breccia nella sua posizione, potendosi così sciogliere le ambiguità della sua risoluzione.

Non mi sembra, colleghi, il modo adeguato di procedere di fronte alla delicatezza di questo problema. Occorre innanzitutto ribadire che è del tutto da respingere l’idea stessa di una depenalizzazione parziale dell’eutanasia come approccio soft al tema, in grado di realizzare il compromesso tra opposte convinzioni. Non è il carattere parziale che rende, caro Marty, l’eutanasia diversa da quella che è, ovvero la soppressione di una vita umana, così come del tutto  artificiosa appare la distinzione tra eutanasia attiva e passiva.

Voglio ribadire alcuni punti, il primo: il cosiddetto diritto all’eutanasia non gode di alcun fondamento positivo nel sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte europea di Strasburgo ha recentemente ribadito che nell’articolo 2 della Convenzione non si può trarre alcuna protezione del cosiddetto aspetto negativo del diritto alla vita, ovvero del diritto a lasciarsi morire.

Secondo punto: la circostanza che il ricorso all’eutanasia è frequente anche in forma nascosta non può essere un argomento sufficiente per giungere alla legalizzazione di tale pratica. Di fronte a questioni come il rispetto della vita umana è lecito attendersi argomentazioni più consistenti di quelle che in genere sorreggono i condoni fiscali. E’ come dire: siccome molti evadono le tasse, noi approviamo i condoni fiscali.

La nostra Assemblea parlamentare ha già assunto, nel 1999, con la risoluzione 1418 una ben precisa deliberazione: in quell’occasione abbiamo invitato gli Stati membri a garantire il diritto alla vita dei malati terminali. Il problema che noi abbiamo qui di fronte: quale deve essere la strategia per alleviare la sofferenza dei malati terminali al fine di alleviare le situazioni di dolore fisico e psicologico connesse alle malattie incurabili?

Noi sosteniamo che tutti gli sforzi vadano indirizzati nel senso dello sviluppo e dell’affermazione delle terapie palliative in grado di eliminare la necessità del ricorso stesso all’eutanasia.

Le terapie palliative sono alternative all’eutanasia e il ricorso efficace alle prime rende superflua la seconda. A differenza dell’eutanasia, non arrogano in capo ad un uomo il potere di decidere quando porre fine alla vita di un altro uomo.

Voglio concludere ricordando le parole di Papa Wojtyla, il papa santo: il valore e la dignità di ogni essere umano non cambiano con il mutare della condizione fisica; è lo spirito ed è la solidarietà che devono crescere nel mondo per vincere l’egoismo delle persone e delle nazioni.

Per queste ragioni resto convinto, signor Presidente che è necessario fermarsi alle conclusioni fatte dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa con l’argomentazione 1418 che assicura la salvaguardia della dignità degli esseri umani e dei diritti che da tale dignità scaturiscono.

GUBERT

Presidente, il punto richiama una deliberazione del Consiglio d’Europa che protegge la dignità degli esseri umani. Credo che sia poco dire che s’impedisce di dare la morte, bisogna aggiungere che si deve proteggere la vita umana.

GUBERT

Signor Presidente: tra i fatti nuovi che sono elencati per dire che occorre fare una nuova risoluzione rispetto a quella del 1999, vi è  che due paesi , Belgio e Olanda hanno adottato nuove legislazioni. Qui si deve dire che queste nuove legislazioni contrastano con la raccomandazione 1418 perché hanno introdotto certe condizioni all’eutanasia.

GUBERT

Presidente, qui si vuole semplicemente correggere che si dica  “molti” paesi hanno questo atteggiamento favorevole”. Il problema è di valutazione: già il testo dice “sembra che...”. Se “sembra che” è meglio dire “alcuni paesi”;

Credo che se il riferimento è ai paesi dell’Europa occidentale più secolarizzata e a quella centro-occidentale, può essere vero che in “molti” paesi succede questo ma nel Consiglio d’Europa siamo 46 paesi con molto orientamenti diversi. Quindi, dire che “molti paesi” hanno quest’orientamento favorevole all’eutanasia, mi sembra poco prudente. Meglio dire “alcuni paesi”.

NESSA

Era solo per chiedere, visto ormai l’andamento delle votazioni, ai Colleghi di appoggiare questo emendamento perché spiegarlo è inutile visto l’atteggiamento della Commissione. Io voglio sperare che da parte della vostra coscienza ci sia la volontà di appoggiarlo. Grazie.

GUBERT

Il punto secondo dove vengono elencati i nuovi avvenimenti che giustificano il superamento della insufficiente risoluzione del 1999, tra questi vi è la pratica clandestina dell’eutanasia negli ospedali, credo che almeno si debba dire che “purtroppo” si attesta questa pratica dell’eutanasia.

GUBERT

Vi è una riscrittura del punto tre che tende a mettere in evidenza come le diversità di valutazioni morali, religiose e culturali possono influire sul modo con cui si risolve il problema dell’accompagnamento alla fine della vita, questo non deve però consentire l’eutanasia.

GUBERT

Un altro esempio dell’ambiguità del testo che ci sottopone il relatore perché si parla di consapevolezza che attraverso l’uso di mezzi palliativi si può abbreviare la vita del paziente. Sembra quasi che si possa considerare palliativo anche l’eutanasia attiva, è meglio sopprimere questa frase.

GUBERT

Questo emendamento tende a correggere in altro modo l’ambiguità precedente in quanto si stabilisce che i mezzi palliativi sono somministrati nonostante possano avere una conseguenza sulla durata della vita. Se si dice che l’abbreviamento della vita è volontario significa accettare l’eutanasia.

GUBERT

Il testo vorrebbe tentare di ridurre il ricorso clandestino all’eutanasia, credo che si deve ridurre

Anche il ricorso all’eutanasia legalizzata.

GUBERT

Il diritto del malato a rifiutare le terapie proposte può essere legittimato se queste terapie sono particolarmente invasive e i loro risultati sono molto incerti, quindi costituisce una possibile lesione della sua dignità in quel momento. Ma se le terapie sono normali, credo che il malato dovrebbe poterle ottenere.

NESSA

Vorrei sollecitare la sensibilità dei Colleghi che prima hanno consentito anche ad un altro mio emendamento di passare: chiedo anche qui il voto sperando che non ci siano Colleghi che votino contro perché è più importante ascoltare il motivo per il quale bisognerebbe bocciare questo mio emendamento. Grazie.

GUBERT

Questo emendamento vuole evitare che, sempre in maniera ambigua, si legittimi l’eutanasia. Vale a dire, qualsiasi sia la volontà espressa, questa è nulla qualora preveda che il malato chieda di essere ucciso o chieda di morire senza alcun’altra possibilità di cura.

NESSA

La sua premessa è stata importante anche per far capire la delicatezza e l’importanza di questo emendamento. Mi affido qui ai colleghi, così come ho fatto fino ad ora, di appoggiare questo emendamento che tanti colleghi hanno pensato di inserire. E’ un emendamento forte ma che consente di poter decidere diversamente su questo tema controverso; abbiamo assistito oggi in aula a questa grande partecipazione ma anche a questa grande divisione. Grazie.

GUBERT

Il rischio che questa parte del testo autorizzi la libertà di scelta fra le varie forme di eutanasia esiste, quindi è vero che c’è una pluralità di opinioni e di valutazioni, però queste non possono arrivare all’eutanasia. Caso mai si tratta solo di cambiare le modalità organizzative a proposito delle quali si arriva a decidere in merito alle cure palliative del malato in fin di vita.

GUBERT

Qui si propone di analizzare l’esperienza olandese e belga, ma a che fine? Al fine di vedere come là si è introdotta l’eutanasia o al fine di vedere se il Belgio e l’Olanda si sono attenuti agli impegni presi qui, in quest’Assemblea nel 1999, di proteggere la vita?

Io credo che questo debba essere il compito del nostro Consiglio, non avere due pesi e due misure: per certi Stati, essere severi e per altri, più progressisti, essere lassisti.

GUBERT

E’ proprio qui lo snodo: questo diritto di disporre liberamente di sé è un diritto a farsi uccidere o a mettersi nelle condizioni di essere ucciso? Io credo che si debba dire che questo non è un diritto di libertà, non esiste questo tipo di libertà e quindi l’emendamento stabilisce chiaramente che in ogni caso non esiste questo diritto.