SESSIONE ORDINARIA 2005

(Seconda parte)

ATTI

della tredicesima seduta

Mercoledì 27 aprile 2005-ore 15

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


PRESIDENTE

E’ un peccato ma non vedo qui la signora de Zulueta rappresentante dell’Italia.

PRESIDENTE

Non vedo neanche il signor Pasquale Nessa per l’Italia.

PRESIDENTE

Ho visto il signor Gubert per l’Italia, allora, prego a lei la parola.

GUBERT

Onorevole Presidente, onorevoli Colleghi: “Migrazione e integrazione: una sfida e un’opportunità per l’Europa”. Certamente, il titolo del documento riassume bene la questione che le popolazioni europee debbono affrontare e il suo contenuto si muove tutto all’interno della posizione ritenuta politicamente corretta dalla cultura dominante nell’Europa occidentale.

Vi sono peraltro delle assunzioni che non sono sottoposte ad una sufficiente valutazione critica: la prima concerne l’inevitabilità dell’immigrazione in Europa. L’attrattività dell’Europa è tale che sarebbe impossibile non avere flussi massicci d’immigrati. Il vuoto ritenuto non colmabile nei prossimi decenni da una eventuale ripresa della natalità verrebbe in ogni caso colmato.

Se l’Europa volesse mantenere l’identità della propria popolazione, senza le sfide di una forte immigrazione, potrebbe farlo non solo con il controllo dei flussi, non solo favorendo le famiglie affinché generino figli, ma anche assumendo iniziative di sviluppo nei paesi meno sviluppati. La mobilità interna all’Europa, formata da popolazioni che hanno molti elementi d’identità in comune, può costituire una soluzione a breve e medio termine finché le politiche demografiche e di sviluppo producano effetti.

Si può aggiungere che non esiste alcuna dimensione ottimale di un popolo tale per cui, se non conseguita, si debba ricorrere agli immigrati. Molto meglio la mobilità dei capitali che quella dei lavoratori, si giunge così alla seconda soluzione, quella che la tutela dei diritti umani ingiunge di facilitare l’emigrazione dai paesi poveri a quelli ricchi.

Chiunque conosca il mondo dell’immigrazione sa quanto costa umanamente, socialmente e culturalmente il dover lasciare il proprio ambiente di vita per guadagnarsi meglio da vivere. Chi veramente ama, chi si trova nella prospettiva di emigrare per necessità, dovrebbe preoccuparsi di portare capitale dalle società ricche europee nelle aree dove egli abita, non di facilitare la sua emigrazione in modo che egli possa far fare quei lavori umili, spiacevoli, pericolosi che la popolazione autoctona non vuole più fare se poco pagati.

L’immigrazione è il modo per mantenere bassi i salari per lavori faticosi e spiacevoli a danno delle classi socio-economicamente basse o marginali, autoctone e degli immigrati stessi. Ma non c’è solo la soluzione dell’immigrazione come un destino inevitabile, c’è anche quella che la cultura europea sia la cultura dei diritti dell’uomo per cui basta che le popolazioni immigrate condividano tale cultura per avere tutelato l’identità europea e facilitato l’integrazione.

Se non erro, la tutela dei diritti dell’uomo è un impegno di tutti i popoli. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è solo europea. Il Tribunale Penale Internazionale non è solo europeo. Come può un elemento universale essere caratteristico dell’Europa? Evidentemente vi è un deficit in Europa, nell’individuazione degli elementi d’identità che contraddistinguono la sua cultura.

Possiamo, certo, pensare che in Europa la tutela dei diritti dell’uomo sia più praticata che altrove, ma cosa accade se tale tutela si generalizza fuori Europa? L’Europa perderebbe gli elementi specifici della sua identità? Evidentemente, se si vuole veramente che gli immigrati acquisiscano gli elementi d’identità europea, bisogna andare più in profondità, agli elementi culturali che hanno prodotto una più forte tutela dei diritti umani fondamentali.

Gli immigrati devono essere posti nelle condizioni di capire la cultura europea e le sue culture nazionali: se ci limitiamo a fare i corsi sui diritti umani, non rendiamo loro un servizio sufficiente per consentire l’integrazione. Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE

La ringrazio signor Gubert.